TRENTO. I Day Hospital di Medicina (con l'area di Ematologia e di Reumatologia) e il Day Hospital di Neurologia sono ormai pronti a fare le valigie e spostarsi al San Camillo. E, intorno a metà dicembre, i primi pazienti verranno curati nei rinnovati spazi di via Giovannelli: il quarto piano, per un totale di oltre 1. 200 metri quadrati, verrà sfruttato per tutta l'attività di day hospital ma anche per quella ambulatoriale. Il tutto per permettere i necessari e obbligatori lavori antincendio al quinto piano del Santa Chiara.

Per capire l'importanza di questi servizi bastino alcuni numeri: nel 2024 l'Ematologia ha avuto 5.500 accessi in Day Hospital, altre 500 terapie infusionali in Day Hospital e 8. 500 prestazioni ambulatoriali, mentre la Reumatologia ha avuto 1.345 accessi in Dh, 1.374 terapie infusionali in Dh e 17.006 prestazioni ambulatoriali. Insomma, migliaia di pazienti e una enorme mole di lavoro per il personale. «Si tratta, di fatto, del primo passo verso il nuovo ospedale, visto che quell'attività non rientrerà più al Santa Chiara, ma si trasferirà poi direttamente in via al Desert», commenta il direttore del Santa Chiara Michele Sommavilla.

«Gli spazi attualmente usati sono inferiori rispetto a quelli che sfrutteremo al San Camillo. Oltre a stanze e ambulatori, abbiamo dovuto organizzare una serie di attività - diciamo - collaterali: in via Giovannelli, ad esempio, trasferiremo anche una parte di farmacia, visto che i Day Hospital richiedono l'utilizzo di molti farmaci diversi per ogni seduta e andare "avanti e indietro" sarebbe stato inutile e dispendioso. Poi ci sarà un servizio ad hoc di fattorinaggio per il trasporto di sangue e provette. Infine un tema "spinoso" era quello dei parcheggi: avremo un'area parcheggio in via Barbacovi dedicata, oltre a stalli blu davanti al San Camillo che diventeranno stalli per portatori di handicap e altri parcheggi che serviranno per caricare e scaricare i pazienti, stile aeroporto e quindi per soste brevissime».

Il direttore generale Antonio Ferro contestualizza la questione: «Nonostante all'orizzonte ci sia il nuovo ospedale, la sicurezza del Santa Chiara, il nostro hub principale, che copre da solo il 50% dell'attività di tutta l'Azienda sanitaria, resta una priorità. A metà novembre i nuovi spazi saranno pronti, poi ci vorranno i tempi tecnici per i trasferimenti, senza interrompere l'attività al Santa Chiara, e prima di Natale contiamo di avere i primi pazienti. Nelle scorse settimane c'è stato un gruppo di lavoro con le associazioni di volontariato, che ci hanno parlato di possibili problematiche e abbiamo studiato insieme le soluzioni. Inoltre abbiamo presentato ai sindacati lo spostamento». Il personale, in tutto una ventina di persone tra medici, coordinatori, infermieri, oss, amministrativi e segreteria, prima di Natale saluteranno quindi il Santa Chiara, sapendo che i loro reparti non torneranno più in largo Medaglie d'Oro: per circa nove anni, in attesa del nuovo ospedale, saranno quindi operativi al San Camillo.

Il direttore facente funzioni dell'Unità operativa reumatologia Lorenzo Leveghi è soddisfatto di quanto fatto in questi mesi: «Ogni anno svolgiamo una mole di lavoro non indifferente, quindi questo trasferimento andava affrontato con attenzione: abbiamo parlato con le associazioni, condividendo problematiche e soluzioni, e lo sforzo fatto è stato capito e apprezzato. Sono contento per l'arrivo al San Camillo della farmacia, questo era un aspetto organizzativo importante per noi. Ora stiamo rivedendo le nostre agende interne per organizzare al meglio l'attività in queste settimane prima del trasloco e in quelle successive». I lavori al San Camillo, per rendere un intero piano - che prima era dedicato esclusivamente alle degenze - compatibile con l'attività di Day Hospital, sono costati circa mezzo milione di euro. Una spesa necessaria, spiega ancora l'Azienda sanitaria, ma che non crescerà ulteriormente dopo il trasferimento.