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TRENTO. Si è spento all’età di 78 anni, padre Angelo Del Favero, meglio noto in città come uno dei fondatori della casa di via Adamello, destinata a madri e bambini in situazioni di difficoltà, che per 30 anni ha portato il suo nome. Il religioso che ha vissuto due vite, prima come medico cardiologo, poi come frate carmelitano, dopo aver lasciato il camice bianco per indossare il saio - «è importante curare il corpo ma ancor più le anime» - è morto nella notte fra sabato e ieri nel convento in via delle Laste, dove ha trascorso l’ultima parte della sua vita.
Nato a Brescia il 18 giugno 1946 ma cresciuto a Trento con i genitori e le sue sorelle Laura e Donatella, Angelo Del Favero entrò in convento per la prima volta nel lontano 1985 per essere ordinato sacerdote nel 1991, aderendo all’ordine dei Carmelitani. Prima di intraprendere questo cammino, però, la sua vita aveva avuto un inizio ben diverso.
Lui, figlio del noto imprenditore Ito Del Favero, titolare dell’impresa di costruzioni “Codelfa-Del Favero”, tra le più importanti nell’Italia del secondo Dopoguerra, proveniva da una famiglia più che benestante. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Galilei, scelse di seguire il corso di laurea in Medicina e chirurgia a Bologna, specializzandosi in Cardiologia. Terminati gli studi e rientrato nel capoluogo, affiancò per anni il primario di allora all’ospedale Santa Chiara di Trento, il professor Francesco Furlanello, di cui divenne vice.
Qualcosa, però, cambiò. Era il 1985 quando scelse di lasciare la vita in corsia per seguire la sua vocazione, nonostante fosse «amatissimo dai suoi pazienti e molto stimato dai colleghi», ricorda l’ex collega pediatra, il dottor Antonio Mazza, con il quale ha condiviso il percorso a sostegno del Centro aiuto alla vita (di cui Del Favero è stato presidente), poi confluito nel progetto di Casa Padre Angelo. «Nel volto dei suoi pazienti che a quei tempi avevano meno probabilità di oggi di superare le complicanze legate ad infarto leggeva spesso la paura del passaggio».
Fu don Piergiorgio Piechele, l’allora rettore del Seminario diocesano a Trento, a indicargli la strada che lo stesso Angelo faticava a trovare, provando una profonda insoddisfazione che andava ben oltre la professione. Alla sua fidanzata del tempo, ingegnera di Buenos Aires, con la quale stava per sposarsi, spiegò le sue ragioni. La chiamata per lui era diversa ed era verso Dio.
Lasciò così tutti i suoi averi e i suoi beni, donandoli al Centro di aiuto alla vita che prima grazie al vescovo monsignor Gottardi trovò sede in piazza D’Arogno. La realtà si concretizzò in origine nelle strutture in via Santa Croce e in un appartamento alle torri di Villazzano, dove madri incinte o con figli piccoli potevano trovare un rifugio. Dagli anni Novanta, l’istituto diocesano trovò l’edificio in via Adamello che il dottor Mazza, presidente fino al 2024, intitolò a padre Angelo (oggi con un altro nome). «Fino a quando gli è stato possibile, frequentava la casa ogni martedì per dare ascolto alle ospiti».
Il suo percorso da sacerdote iniziò prima a Treviso, nelle carceri, e successivamente Brescia e Bolzano. Fu monsignor Luigi Bressan a chiedere il trasferimento nella sua città di origine. Colpito dalla poliomielite in tenera età, la malattia negli ultimi anni lo aveva costretto in sedia a rotelle. «Ha sempre avuto la forza di accettarsi, fino alla fine. E soprattutto non si è mai pentito della sua scelta religiosa, una missione portata avanti con grande entusiasmo», conclude il pediatra.
Nel 2024 Mazza ha dato vita a una nuova associazione “Padre Angelo, solidarietà nel mondo” che porta avanti iniziative in diversi Paesi, tra i quali l’Uganda, dove è stata realizzata “House for life Father Angelo”, e la Thailandia. I funerali si terranno domani, 20 ottobre, alle 10 al Santuario delle Laste.


