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TRENTO. Importanti reperti archeologici sequestrati in provincia di Trento e nel resto del Friuli Venezia Giulia sono stati restituiti nei giorni scorsi alle Ambasciate di Iran, Ecuador e Cina, a conclusione di tre indagini complesse contro il traffico illecito di beni culturali.
Le operazioni, condotte dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine e coordinate dalle Procure di Trento e Udine, hanno permesso di recuperare manufatti privi di documentazione di provenienza regolare.
Tra i reperti restituiti all’Iran spicca una grande brocca in ceramica nera dell’Età del Ferro, proveniente dal Luristan, sequestrata in Trentino e acquistata originariamente da un collezionista locale. Altri beni includono bottiglie, ciotole, brocche e piatti delle produzioni Qajar, Nishabur, Tabrestan, Zarin Fam, Kashan, Mina’i e Rey, risalenti tra il VII e il XIX secolo.
Per l’Ecuador, i Carabinieri hanno restituito due vasi in ceramica della cultura Jambelì e una statuetta zooantropomorfa della cultura Manteño. In un caso precedente, 53 vasi cinesi erano stati restituiti alla Cina, con esposizione ufficiale a Pechino durante la visita di Stato del Presidente Mattarella.
Le verifiche hanno confermato l’autenticità e il valore culturale dei reperti, accertamenti confermati dalle autorità scientifiche dei Paesi d’origine tramite le Ambasciate di Roma.
Secondo il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, le restituzioni evidenziano il ruolo del Trentino e dell’Italia nella protezione del patrimonio storico e culturale, contribuendo a contrastare mercati illeciti che sottraggono alle popolazioni le proprie radici storiche.


