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BOLZANO. Tra le attività più gettonate della Fondazione Upad di Bolzano ci sono certamente i corsi di una giovane "bolzanina" giapponese: Akiko Saito. "Akiko in cucina" è una serie di lezioni tenute dalla quarantenne originaria di Tokyo, sposata con un bolzanino. Non un corso di alta cucina nipponica da cerimonia, ma quella meno conosciuta delle famiglie.
Quella casalinga, con puntate nell'arte raffinata dei banchetti: sushi, tempura, ma non solo. «Unire le persone attraverso la cucina giapponese» è infatti l'obiettivo che Akiko Saito si prefigge con le sue sempre affollate lezioni. Gusto, ma anche lingua giapponese che insegna sia all'Upad sia presso altre realtà. «Tango laboratori educativi e creativi di lingua giapponese, cucina giapponese, origami e ikebana presso scuole, musei, biblioteche e università popolari». Ma il "terremoto" che ha cambiato la vita di Akiko ha coinciso con quello che colpì il Giappone nel 2011.
Le sembianze erano però quelle di un giovane bolzanino che frequentava insieme a lei l'università a Tokyo. «Ci siamo conosciuti e frequentati e poi ho deciso di seguirlo in Italia - racconta - alla ricerca di spazi aperti, rispetto all'ambiente claustrofobico della città». Un grande amore per la montagna ma anche "perché l'acqua di Bolzano è buona".
Il maestro Honda
A Bolzano è nato anche suo figlio e con esso la riscoperta della cucina come pratica quotidiana. "A insegnarmi i segreti della cucina è stato il mio sensei (maestro giapponese), Honda, che rivedo ogni volta che torno a casa". Da lui continuo a imparare tecniche e segreti delle preparazioni. «La mia attività non è semplicemente una scuola di cucina: è uno spazio dove le persone si incontrano, cucinano insieme e creano relazioni attraverso il cibo».
La filosofia della tavola giapponese ricorda molto quella italiana. «Molti partecipanti arrivano con una curiosità precisa: spesso hanno appena fatto un viaggio in Giappone oppure stanno per partire. Vogliono conoscere meglio quella cultura anche attraverso la cucina». Non sono pochi infatti gli appassionati di cucina giapponese che parlano anche un po' della lingua del Sol Levante dopo aver frequentato le lezioni di Akiko.
«Durante i corsi impariamo a preparare piatti come sushi, ramen, okonomiyaki e gyoza - proprio questi ultimi stanno avendo un grande successo -, ma soprattutto impariamo a usare ingredienti che ormai sono entrati nelle nostre cucine, anche se non sempre sappiamo come utilizzarli davvero: alghe, salsa di soia, kombu, yuzu e molti altri prodotti della tradizione giapponese».
Ma il vero cuore delle lezioni non è solo la ricetta. «Spesso partecipano famiglie intere: genitori e figli che decidono di trascorrere qualche ora insieme imparando qualcosa di nuovo e divertente. Cucinare diventa un modo semplice e naturale per condividere tempo e creare ricordi». Il tutto orchestrato dal tocco gentile ed elegante della sensei Saito.
Un lavoro che ormai si è espanso ben oltre i semplici incontri serali nelle cucine dell'Upad: «Organizzo anche lezioni nelle aziende, dove la cucina diventa uno strumento di team building. Preparare un piatto giapponese richiede collaborazione: chi prepara il brodo, chi taglia gli ingredienti, chi controlla la cottura e chi impiatta. È un lavoro di squadra molto simile a quello che avviene in un'azienda».
La cucina, in questo modo, diventa un linguaggio universale che unisce persone diverse. Infine un sogno davvero speciale: insegnare a cucinare giapponese alle nonne italiane.
«Tra i progetti futuri c'è anche un'idea che mi sta molto a cuore: un corso dedicato alle nonne, per insegnare loro a preparare il sushi per i nipoti. D'altra parte, se una volta i bambini chiedevano sempre pasta e pizza, oggi sempre più spesso chiedono... pizza o sushi!». A questi corsi potrebbero partecipare anche i nipoti, per preparare il sushi per le nonne o cucinarlo insieme.


