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TRENTO. Davide Zambelli ha continuato negli anni a scommettere sul territorio trentino. Nel 2018 ha partecipato a "Strike! storie di giovani che cambiano le cose". Il concorso promosso dalla provincia di Trento, con il supporto di fondazione Demarchi, che cerca e premia ragazze e ragazzi con una storia di impatto che sappia ispirare gli altri, come mai ha deciso di cimentarsi in questo concorso trentino?
Ho pensato fosse una bella occasione per farmi notare anche all'interno del territorio dove vivo. Ho portato la mia storia, quella di un ragazzo con un sogno che cerca di unire cucina, chiacchiere e montagna. Ancora non avevo un progetto definitivo come oggi ma è stato sicuramente interessante confrontarmi con gli altri concorrenti. Non ho vinto ma sono arrivato tra i 10 finalisti e per me questo è stato importante anche perché riconosco che c'erano molte altre persone con un progetto sociale più strutturato come il lavoro con i disabili o storie personali più intime della mia.
Come ha influito?
Devo ammettere che questa esperienza è stata una virgola rispetto a tutto il resto delle cose che ho fatto, avevo ancora l'adrenalina a mille dopo l'esperienza di Rai 1 e ovviamente quello dello Strike non solo era più informale ma anche circoscritto.
Parlando della Prova del cuoco, come si è vissuto la trasmissione e la conseguente vittoria?
Posso tranquillamente definirlo il primo passo da cui è iniziata l'avventura professionale che sto ancora vivendo. È stata la mia prima vera esperienza sotto i riflettori e mi sono trovato subito a mio agio a spiegare alle altre persone ciò che cucinavo. Da lì ho capito che dovevo immergermi in un mondo di comunicazione che avesse però il profumo del cibo.
Dopo la vittoria non sarebbe stato più facile trasferirsi in una grande città?
Sicuramente, ma il mio punto di forza è cucinare letteralmente in mezzo alla natura, i miei video son girati tra la neve o nei prati vista montagne. Questo è il format che mi rende unico nel mondo dei food blogger e che mi ha dato la possibilità di restare attaccato alla mia terra in modo genuino.
Ci son motivi particolari del suo attaccamento al trentino?
In primis la mia famiglia: siamo in 7, praticamente una squadra di calcio! Io sono il primo dei cinque, poi arriva Gabriele, Andrea, Lucia e infine Nicola. Ma anche la realtà in cui sono cresciuto dove la semplicità fa da padrona. Attorno casa infatti ci sono orti e tanti animali, mia madre è appassionata di erbe spontanee ed è stata lei ad avvicinarmi a questo mondo poco conosciuto ma di un fascino incredibile. Dico sempre che bastano due foglie di tarassaco raccolte nel campo per trasformare un'insalata semplice in qualcosa di particolare. In generale comunque secondo me i giovani d'oggi hanno la tendenza a passare dalla città alla montagna, un'inversione di rotta rispetto al passato, proprio perché si cerca un equilibrio tra l'affermazione e la vita personale.
Cosa ha fatto con il montepremi?
Ho investito i 15mila euro vinti per creare una piccola cucina in casa dove poter girare video senza disturbare la mia famiglia e dove poter sperimentare tutte le preparazioni che mi balzavano alla mente. Poi da lì sono partite molte collaborazioni che mi portano spesso fuori città ma poi ho sempre bisogno di ritornare alla base.
Che consigli si sente di dare ai ragazzi che vogliono sfondare e in particolare ai ragazzi che si apprestano a partecipare a Strike?
Secondo me quello che serve è avere le idee chiare su cosa si vuole fare, essere sicuri insomma e poi avere la testa per realizzarle nel migliore dei modi facendo sacrifici e mettendosi in gioco senza paura di rischiare. Dal mio punto di vista non serve un'idea stratosferica ma deve essere un'idea originale e soprattutto in cui credi.
Ha anche pubblicato un libro recentemente, come mai?
Si, ad ottobre 2024 è uscito il mio libro dal titolo: "Un pò più su. La mia cucina di montagna (per tutte le stagioni)". È nato dalla necessità di fare qualcosa di più concreto e tangibile dove poter raccogliere tutto il mio percorso e che potesse arrivare a tutte le fasce di età. Si è rivelata una possibilità grande di confronto e conoscenza con chi mi segue ma anche con i miei colleghi grazie alle tappe in giro per l'Italia per presentare il libro.


