TRENTO. La crisi idrica che ha colpito il Trentino nel 2026 riporta al centro problemi già emersi durante la siccità del 2022. A chiedere alla Provincia quali passi siano stati compiuti negli ultimi quattro anni è la consigliera provinciale del Pd Michela Calzà, che ha depositato un’interrogazione per fare il punto su studi, monitoraggi e interventi messi in campo.

«L’acqua potabile è un servizio pubblico essenziale e il cambiamento climatico rende sempre meno scontata la disponibilità della risorsa», sottolinea Calzà. Nel 2022 la Provincia aveva chiesto a Comuni e gestori di monitorare le portate degli acquedotti. La consigliera vuole quindi conoscere i dati raccolti, gli studi realizzati e la programmazione avviata sulla base delle informazioni ottenute.

Nel mirino ci sono anche consumi e dispersioni della rete idrica. Secondo i dati Ispat relativi al 2022, in Trentino venivano prelevati 730 litri d'acqua al giorno per abitante, contro una media nazionale di 424, mentre la dispersione delle reti comunali raggiungeva il 37,1%. L'interrogazione chiede inoltre se la Provincia disponga oggi di un quadro idrogeologico aggiornato dei sistemi acquiferi, delle aree di alimentazione, della loro vulnerabilità e degli effetti attesi del cambiamento climatico.

«Non basta intervenire quando le vasche sono vuote e occorre ricorrere alle autobotti», afferma Michela Calzà, secondo la quale la Protezione civile deve poter affrontare le emergenze senza però sostituire la necessaria programmazione. La proposta è rafforzare il ruolo del Servizio geologico provinciale e degli enti scientifici, realizzare una Carta idrogeologica provinciale e istituire una sede tecnica permanente sulla scarsità idrica. «La domanda ormai non è se avremo altre crisi idriche, ma quanto saremo preparati ad affrontarle».