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La crisi epilettica che ha colpito un ragazzo di 12 anni di Genova dopo tre ore passate davanti alla televisione a giocare con la play station, non è un caso isolato. Anzi. Proprio all'ospedale S.Chiara presso il reparto di Neuropsichiatria infantile, nei mesi di novembre e dicembre, ci si è occupati di due ragazzini , di 8 e 15 anni, che mentre stavano giocando con il videogame hanno avuto una crisi epilettica.
«Il battage che è montato attorno al ragazzo di Genova - spiega il dottor Pasquale De Marco, primario di Neuropsichiatria Infantile - francamente mi ha un po' meravigliato. Non si tratta di un caso isolato. Tanto che noi siamo stati interessati da casi simili nei mesi scorsi. Abbiamo curato un ragazzo trentino e uno proveniente dal Veneto. Trento, assieme a Verona e Roma, per quanto concerne la cura dell'epilessia, è un centro di riferimento di primissimo piano».
Il dottor De Marco, dunque, è la persona maggiormente indicata per cercare di capire se le crisi epilettiche scatenate da videogiochi possono creare seri danni sulle persone colpite. Il primario invita tutti alla calma: «Va detto, per tranquillizzare i genitori, che non sussistono pericoli di alcun genere. Queste crisi si verificano per prima cosa, su soggetti già predisposti. Basta usare alcuni accorgimenti e non trascorrere molte ore davanti allo schermo della televisione».
Comunque, una cosa pare acclarata: con questo tipo di crisi bisognerà imparare a convivere visto che sono in aumento soprattutto da quando si è diffusa la «mania» della playstation. Infatti, spiegano al S.Chiara, lo schermo televisivo è molto più potente del caro e vecchio personal computer.
Dottor De Marco, proviamo a fare un po’ di chiarezza attorno all’epilessia scatenata da videogiochi. Per prima cosa, chi colpisce?
Soggetti che sono predisposti. Il primo caso risale al 1981. Ma stanno crescendo. Il 5 per cento della popolazione è geneticamente predisposto.
Come capire se si è soggetti a rischio?
Attraverso l’elettroencefalogramma. Si tratta di un esame semplice, non fastidioso, non pericoloso né dannoso, anche se ripetuto più volte. Esso mostra eventuali alterazioni che permettono di confermare la diagnosi e identificare il tipo di epilessia in oggetto. Attenzione, però, tale esame può essere fatto solo in determinate condizioni.
I videogame portatili sono pericolosi?
No.
Torniamo ai casi che avete curato nei mesi scorsi. Dopo quanto tempo passato davanti allo schermo si è presentata la crisi epilettica?
In un caso dopo trenta minuti; nell’altro dopo quindici minuti.
Quali consigli dare ai genitori?
Per prima cosa, raccomando di non alterare il comportamento del figlio colpito da crisi epilettica. Non bisogna essere oppressivi, insomma. Dall’epilessia si guarisce. Una crisi è brutta da vedere ma non causa danni. Si può tornare a fare tutto ciò che si faceva prima, ovviamente senza esagerare. Per quanto concerne poi il rapporto con i videogiochi, l’ideale sarebbe avere uno schermo televisivo da 100 hz. La distanza dovrebbe essere di almeno tre metri dallo schermo. Il luogo dove si gioca non deve essere totalmente al buio. Attenzione, infine, al brusco cambiamento dei colori in particolare dal rosso al giallo e viceversa. Il consiglio, inoltre, è quello di staccare ogni 20 minuti.
Quanto si può rimanere davanti al video nell’arco di una giornata?
È bene non superare le due ore.
Quali sono i giochi più pericolosi?
Quelli giapponesi. Hanno passaggi molto bruschi di colori. Colori, poi, che sono molto più crudi rispetto a quelli che caratterizzano i giochi di marca statunitense.
I trentini sembrano non conoscere l’esistenza di un centro così all’avanguardia in Italia nella cura dell’epilessia. Come mai?
Poca informazione. Anche fra i medici di base non tutti sanno dell’esistenza del centro. È su questo terreno che bisogna lavorare.
Quanti sono i trentini che devono combattere con questa malattia?
Oltre quattromila. Meglio parlare di sindrome piuttosto che di malattia. Ci sono 50 forme di epilessia che danno origine a 300 tipi di crisi.
Insomma, di epilessia si può guarire?
Certamente. Paradossalmente il problema maggiore che abbiamo è quello di combattere i luoghi comuni che si sono creati attorno all'epilessia. È una cosa banale. Brutta da vedere, certo. Bisogna imparare però ad accettarla. Come fanno all'estero. Il 75 per cento delle persone guarisce. Il 50 per cento in maniera completa. Il restante 25 per cento non ha più crisi ma deve servirsi di farmaci. Attenzione, una sola crisi epilettica non fa l’epilessia.
Quanto dura una cura?
Dai 3 ai 5 anni.
Il trend della sindrome è in crescita?
Si contano 300 nuovi casi all'anno. Di questi, più di 200 vengono sconfitti.


