TRENTO. Il consiglio è di conservare contratti stipulati, contabilità dei bonifici, messaggi con i promotori del progetto Hashburst per generare moneta virtuale, nonché e-mail, materiale promozionale e schermate delle piattaforme utilizzate: documenti utili per ricostruire le singole posizioni e valutare le iniziative da intraprendere. Questi sono i suggerimenti del Codacons alle vittime della “truffa delle criptovalute”, il raggiro che nei giorni scorsi ha portato al sequestro preventivo, anche per equivalente, di quasi 900mila euro. Ma si tratta di un importo che si basa sulle sole denunce – una ventina – relative alle persone fisiche e società che si sono rivolte a un avvocato e non sul mega giro d’affari scoperto dagli inquirenti: la guardia di finanza ipotizza infatti che le vittime trentine siano almeno 200 per un importo perso pari a 5 milioni di euro. C’è chi a fronte di un investimento di 120mila euro ne ha guadagnati 14. Sono 5 le persone ai domiciliari, fra cui il consulente finanziario Alessandro Groff.

A fronte delle numerose richieste di aiuto, per venire incontro a quanti hanno perso denaro nel progetto di estrazione delle criptovalute, è stato organizzato un incontro a Trento a cui parteciperanno l’avvocato Bruno Barbieri, vicepresidente di Codacons Bolzano e vicepresidente del Codacons nazionale, e l’avvocato Matteo Moschini, consigliere di Codacons Bolzano. L’appuntamento è per sabato prossimo, alle 10 all’Hotel America, con possibilità di collegarsi via web (contattando l’associazione via e-mail o chiamando il numero 0471/1726644).

Il Codacons sta inoltre intrattenendo interlocuzioni dirette con la banca presso cui lavorava il consulente trentino per ricercare soluzioni alle controversie che coinvolgono i risparmiatori, «con l’obiettivo di favorire una definizione rapida e il recupero delle somme perdute».