TRENTO. Il Centro di permanenza per i rimpatri si farà. Il Consiglio provinciale ha respinto con 20 voti contrari e 13 favorevoli la mozione del Pd del Trentino, prima firma Paolo Zanella, che chiedeva alla Giunta di recedere dall’accordo con il ministero dell’Interno per la realizzazione del Cpr di Trento.

Il testo, sottoscritto anche da Francesca Parolari, Alessio Manica, Michela Calzà, Andrea de Bertolini, Lucia Maestri e Mariachiara Franzoia, richiamava le gravi criticità dei Cpr sul piano dei diritti fondamentali e della loro efficacia nei rimpatri. Chiedeva inoltre di rivedere il dimezzamento dei posti di accoglienza per i richiedenti protezione internazionale, concordato con il ministro Matteo Piantedosi, e di adottare il modello «Filiera Trentino», con un’accoglienza diffusa nelle comunità e percorsi di formazione, lavoro e inserimento abitativo.

Le ragioni del sì

Per Lucia Coppola, consigliera dei Verdi, i Cpr trattengono senza processo persone irregolari spesso per motivi burocratici o per la perdita del lavoro: «Sono braccianti, camerieri, manovali, badanti». Ha ricordato anche la contrarietà della Diocesi e delle organizzazioni datoriali. Francesco Valduga ha richiamato le parole del vescovo Lauro Tisi: servono prevenzione e accoglienza ordinata, mentre il Cpr, collocato secondo lui in una pessima soluzione logistica, non garantisce rimpatri rapidi.

Filippo Degasperi ha sottolineato i costi, 3 milioni di euro dei trentini, e il fatto che il centro ospiterà in buona parte persone provenienti da fuori provincia, ricordando che la sicurezza pubblica è competenza dello Stato e del presidente della Provincia, non dei sindaci. A favore anche Paola Demagri, che ha richiamato l’emigrazione trentina del passato, e Andrea de Bertolini, secondo cui nei Cpr i diritti della persona non vengono rispettati, come rilevato anche dalla Corte costituzionale.

Le ragioni del no

Di parere opposto Mirko Bisesti, che ha ricordato come l’idea di un Cpr per regione sia nata con l’ex ministro Marco Minniti, del Pd. «Se il 41% dei trattenuti viene rimpatriato, è un indice di efficienza», ha detto, spiegando che il centro previsto, da 25 posti, è gestibile e non mette in discussione l’accoglienza. Il Trentino, ha concluso, non può restare l’ultima regione dove un decreto di espulsione resta «un pezzo di carta».

Eleonora Angeli e Maria Bosin hanno definito i Cpr strumenti necessari, purché garantiscano condizioni dignitose e non siano assimilati a carceri. Christian Girardi ha parlato di un livello di criminalità già eccessivo e di «troppo buonismo», distinguendo tra chi arriva regolarmente per lavorare e l’immigrazione incontrollata. Per Antonella Brunet il Cpr è un buon compromesso tra integrazione e sicurezza, mentre Luca Guglielmi e Daniele Biada hanno ribadito che chi è irregolare deve essere fermato e rimpatriato.

In replica, Zanella ha precisato che il Pd non chiede di aumentare gli arrivi, ma di accogliere meglio chi già oggi arriva, e ha definito insufficienti i decreti flussi basati sulla legge Bossi-Fini.