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TRENTO. La crescente cementificazione e il deterioramento dei terreni agricoli comportano ogni anno la perdita di produzioni alimentari per un valore stimato in 1,2 miliardi di euro, mettendo a rischio la sovranità alimentare del Paese. È l’allarme diffuso da Coldiretti in occasione della Giornata mondiale del suolo del 5 dicembre, sulla base dei dati Ispra che confermano un trend ormai strutturale. Tra il 2000 e il 2020 la superficie coltivabile è scesa da 18,8 a 16,1 milioni di ettari, con un arretramento di 2,7 milioni secondo elaborazioni su dati Istat.
Il Rapporto Ispra rileva inoltre che nel 2024 sono stati consumati altri 84 chilometri quadrati di suolo, un incremento del 16% dovuto a nuove edificazioni, infrastrutture e installazioni fotovoltaiche a terra. Una dinamica che, sottolinea Gianluca Barbacovi, presidente regionale di Coldiretti, interessa anche il Trentino Alto Adige, dove la pressione edilizia e commerciale sta erodendo insediamenti agricoli e zootecnici storici, richiedendo una pianificazione urbanistica più attenta alla tutela del territorio.
La progressiva impermeabilizzazione dei suoli riduce la capacità di assorbire le acque piovane, aumentando il rischio di alluvioni e frane. Oltre il 90% dei comuni italiani rientra oggi in aree a pericolosità idrogeologica, aggravata da eventi meteorologici sempre più intensi e irregolari. Barbacovi richiama il ruolo strategico delle imprese rurali nelle aree interne, sostenuto dal 78% dei trentini secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che riconoscono all’agricoltura un valore decisivo per la prevenzione del dissesto e la tutela del paesaggio.
Da qui la richiesta di interventi rapidi per fermare il consumo di suolo, a partire dall’approvazione della legge nazionale ferma in Parlamento. Coldiretti sollecita inoltre azioni per il ripristino del verde urbano, oggi limitato al 2,9% dei territori comunali, chiedendo più alberi e spazi naturali come strumenti essenziali per migliorare aria, biodiversità e qualità della vita.


