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TRENTO. Da una condanna a dieci anni e sei mesi di carcere in primo grado per violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della ex compagna, dopo il pronunciamento della Corte d'appello di Trento la pena era stata ridotta a 3 anni e due mesi per il solo reato di maltrattamenti.
Ora, dopo il ricorso degli avvocati Marco e Andrea Stefenelli che difendono l'uomo, sulla vicenda giudiziaria si è pronunciata anche la Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza impugnata e rinviato per un nuovo giudizio alla Corte di appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano. Secondo la Cassazione le motivazioni della sentenza erano incomplete e insufficienti. «La sentenza d'appello - si legge - avrebbe dato credito alle dichiarazioni testimoniali della persona offesa, sulle quali si fonda pressoché esclusivamente il giudizio di responsabilità dell'imputato, acriticamente ripiegandosi sulle valutazioni del Tribunale e sostanzialmente ignorando i molteplici ed eterogenei elementi di prova prodotti dalla sua difesa e le argomentazioni sviluppate sulla base degli stessi nell'atto d'appello, capaci di disvelare le autentiche menzogne assegnate dalla persona offesa, inopinatamente degradate a semplici incertezze o marginali contraddizioni». Ma torniamo alla storia.
L'uomo, di origine straniera, era stato denunciato dalla ex compagna, sua connazionale, madre dei suoi figli, per fatti avvenuti dal 2012 al 2020. La donna aveva raccontato di essere stata costretta a subìre violenze fisiche, psichiche, sessuali ed economiche. Abusi che avrebbero in lei determinato uno stato di forte sofferenza, sentendosi spesso umiliata, avendo paura delle reazioni dell'uomo, che aveva il vizio di alzare troppo il gomito. Molti gli episodi denunciati, gran parte dei quali hanno costituito il quadro accusatorio che ha poi portato alla condanna dell'uomo sia in Tribunale che davanti alla Corte d'Appello.
La difesa, esaminando in dettaglio i vari episodi, ha però portato prove che alcune circostanze non potevano essere vere. In un'occasione, ad esempio, il giorno e l'ora in cui sarebbero avvenute le violenze, l'uomo era all'estero. In un altro caso la donna ha raccontato che le violenze sarebbero state consumate alla presenza di persone che invece non hanno poi confermato i fatti. Alla luce di queste incongruenze ora la Corte d'Appello è chiamata a rivedere gli atti, valutando sia i fatti che le questioni di diritto, ed emettere una nuova sentenza.


