L’istituto per l’esercizio del credito a medio e a lungo termine nella regione Trentino-Alto Adige si avvia a divenire realtà. L’assessore regionale all’industria, commercio e turismo Girardi ne ha delineato scopi e struttura in conferenza stampa, e così l’agognato istituto di credito è sceso finalmente da quel «regno di sogni» in cui troppo prematuramente si era cercato di relegarlo, per assumere contorni ben definiti nella luce di una preveggenza amministrativa che onora chi, per anni e anni, ha maturato e condotto in porto il ponderoso progetto.


Non staremo a rifarne la storia, ma l’Istituto di credito che sta per nascere merita più di una cronaca affrettata. Esso è la somma di necessità contingenti e future, esso assurge a poderoso strumento di benessere per questa nostra terra troppo trascurata, esso significa infine piena vittoria del buon senso sui troppi ostacoli che sin qui alla sua realizzazione sono stati frapposti.

Sia ben chiaro: l’istituto di credito non è ancora giuridicamente perfetto. Perché lo Stato possa varare la legge istitutiva è necessario che il consiglio regionale fissi in maniera precisa la volontà di entrarne a far parte, determinando nel contempo il sub contributo finanziario. Ciò avverrà nella prossima tornata, quando l’organo legislativo regionale sarà chiamato a pronunciarsi sull’utilizzo di 400 milioni di residuo attivo del 1950, utilizzo da integrare con altri 150 milioni sul preventivo del 1953 per raggiungere la quota parte della regione di 550 milioni. Allora ciascuno dovrà assumere la propria responsabilità in maniera chiara e precisa.

La relazione che la Giunta ha stilato è chiara ed esauriente, poiché volte ci è stato dato a leggere una sintesi così completa su un problema tanto difficile. Ne diamo atto all’assessore Girardi e a tutti coloro che con lui hanno collaborato. I problemi connessi alla creazione dell’istituto sono stati attentamente sviscerati, uno per uno. Dubbi non ne possono sussistere. È per questo che i consiglieri regionali dovranno dire, senza possibilità di equivoco, una precisa parola. Speriamo, anzi vogliamo credere, che tale parola valga veramente ad agevolare il cammino del nuovo organo.


L’istituto che si sta per creare dovrà essere un istituto di diritto pubblico e ciò sia per la partecipazione diretta dello Stato, sia per far convergere in esso tutti i benefici e le provvidenze già disposte dallo Stato stesso e sia per rendere possibile la più larga disponibilità di mezzi da utilizzarsi nella concessione di crediti alle piccole e medie industrie; esso non si occuperà di credito ordinario né della raccolta del risparmio.

Ne consegue che più il fondo di dotazione è alto, maggiore larghezza assume la base per la concessione dei crediti, tanto più alti sono i conferimenti dello Stato e della Regione, tanto maggiore diviene la possibilità di ridurre il costo del credito. Le trattative con gli organi centrali sono state concluse concretando in un miliardo la partecipazione dello Stato al «fondo di dotazione». L’apporto diretto della regione, da coprirsi per 400 milioni mediante i residui dell’esercizio 1950 e per 150 milioni con stanziamento sull’esercizio 1953, sarà di 550 milioni.


La rimanente quota parte verrà coperta dalle Casse di risparmio di Trento e di Bolzano con 200 milioni ciascuna e dalla Banca di Trento e Bolzano per un conferimento di 50 milioni. L’istituto potrà quindi disporre di un fondo di dotazione di 2 miliardi. Sorgerà per rispondere alle esigenze di credito a medio e lungo termine delle piccole e medie imprese della regione.