TRENTO. Per la procura di Trento l'imputato è un coltivatore illegale di marijuana a fini di spaccio. Per la difesa è un giovane che soffre di insonnia, mal di stomaco, ansia e lenisce il dolore facendo uso di cannabis.

Il farmaco, legale se prescritto dal medico come in questo caso, è però difficile da reperire anche in farmacia e quando il prodotto c'è - si chiama Bedrocan e viene prodotto in Olanda in cinque varietà - è molto caro. E così il giovane ha deciso di arrangiarsi in proprio: se il Bedrocan non si trova e comunque costa troppo perché non coltivare la marijuana nei boschi del Trentino? Perché potrebbe essere illegale, ma potrebbe anche non esserlo. E in questo il caso di Trento potrebbe fare scuola.

Secondo la difesa "il fatto non sussiste e il giovane va assolto. La parola in un processo che potrebbe segnare un importante precedente in questa controversa materia, passa ora al giudice Enrico Borrelli che giudicherà lo spacciatore/coltivatore in un processo con rito abbreviato condizionato. Saranno infatti sentiti su richiesta della difesa il medico che a più riprese ha prescritto al giovane il Bedrocan, cioè la cannabis; e il farmacista chiamato a confermare che la marijuana medicinale è difficile da reperire anche in farmacia.

Facciamo un passo indietro e torniamo all'anno scorso quando alcuni forestali scoprono nel bosco una piantagione, anzi un'aiuola visto che erano solo tre piante, di cannabis. Scatta la caccia al coltivatore di "erba".

Più degli appostamenti risultano assai efficaci le foto-trappole, tipo quella utilizzate per immortalare l'orso, solo che la telecamera non fotografa un plantigrado affamato ma un giovane ripreso nell'atto di raccogliere le infiorescenze della pianta di cannabis. Identificato il coltivatore, scatta una perquisizione a casa dove saltano fuori altre piante essicate, in totale una decina in vari stadi di maturazione. Il giovane viene quindi denunciato all'autorità giudiziaria con l'accusa di coltivare la cannabis a fini di spaccio.Il caso però è particolare. Il giovane si difende spiegando di produrre marijuana solo a fini terapeutici. In effetti l'indagato e ora imputato è stato in grado di mostrare vari certificati medici, rilasciati da uno specialista in terapia del dolore, in cui si prescrive l'assunzione di Bedrocan, cioè marijuana.

Ma durante il lockdown duro dell'anno scorso, tra limitazioni agli spostamenti e stipendi che si erano molto assottigliati, era difficile procurarsi il farmaco olandese. Per questo il paziente aveva adottato la soluzione fai da te, naturale e meno impattante di una cura a base di barbiturici come lo Xanax. Non sappiamo se il coltivatore di erba conoscesse la giurisprudenza in materia.

Una recente sentenza della cassazione ha fatto delle aperture alla possibilità di coltivare in proprio cannabis a scopi curativi, soprattutto in caso di patologie come alcune malattie neurodegenerative o certi tumori. In questo caso la gravità delle patologie che ha indotto il medico a prescrivere marijuana era certo molto inferiore. Sarà il processo a stabilire se per liberarsi dai fantasmi di una notte insonne si possa ricorrere ad una "tisana" di marijuana coltivata nel bosco vicino a casa, a chilometri zero.