Da ieri mattina la mensa universitaria di via 24 Maggio è chiusa. Tale grave decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione dell’Opera universitaria, in seguito al totale esaurimento dei fondi, dovuto al fatto che un’altissima percentuale di studenti e di «pendolari» che usufruivano dei servizi della mensa, si rifiutavano da un paio di mesi di pagare la quota fissata per il pasto (230 lire).


In un comunicato emesso ieri dall’Opera universitaria si sottolinea come «il provvedimento di chiusura sia dovuto unicamente al fatto che il danno arrecato da coloro che si sono serviti della mensa senza pagare ha già assunto proporzioni tali da comprometterne gravemente il bilancio».


Tale chiusura dovrebbe avere carattere temporaneo, questo almeno è l'intendimento dell'Opera mentre la data e le condizioni di riapertura verranno decise dal consiglio di amministrazione in una riunione prevista per sabato prossimo dopo che l'assemblea generale degli studenti della facoltà di sociologia si sarà pronunciata sia sulla mensa stessa, sia sulla continuazione della collaborazione fra studenti, docenti ed amministratori per la gestione dell'opera. Nell'ambiente studentesco la notizia non ha destato sorpresa.


La mensa era in grado di offrire circa 250 pasti, mentre in realtà, ultimamente, ne venivano consumati oltre 500. Quasi nessuno si è presentato ieri a mezzogiorno per il pasto; nel pomeriggio invece, circa duecento studenti hanno gremito l’aula 5 dell’università dove si è svolta un’animata assemblea nel corso della quale sono stati trattati numerosi argomenti; il tempo riservato specificatamente al problema della mensa è stato ridotto al minimo, cioè a quei pochi minuti per proporre l’istituzione di una nuova mensa (gratuita) presso la nuova sede del collegio universitario di corso Buonarroti.


Una parte degli studenti ha sostenuto che negli ultimi tempi la situazione era insostenibile anche per il personale, costretto a sobbarcarsi il lavoro necessario per servire i pasti anche a coloro che non avevano titolo per usufruire della mensa.


Praticamente, quella di ieri, è stata una continuazione della serie di assemblee già da tempo predisposte e dalle quali dovrebbero scaturire le nuove «strategie di lotta» che un apposito comitato è incaricato di rendere operative.


Duri gli scontri fra «Lotta continua», attaccata per molti motivi concernenti la posizione ideologica e l’azione degli ultimi mesi, e chi portava in assemblea i temi approfonditi dal «comitato di lotta»; scontri altrettanto duri fra questi ultimi e i componenti il gruppo studentesco del PCI, considerato revisionista e quindi a destra nella dialettica politica esistente fra i molteplici gruppi della sinistra extraparlamentare.