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TRENTO. «Andiamo avanti». Chico Forti non si arrende. Ha appreso la notizia del rigetto della richiesta di libertà condizionale dall'avvocato Alessandro Favazza, che gli ha fatto visita in carcere martedì pomeriggio.
«Andiamo avanti» ha ripetuto alle persone a lui vicine, perché non è il momento di fermarsi: c'è da valutare se rivolgersi alla Cassazione o prendere altre strade. Chico non ha nascosto il dispiacere e anche lo stupore per la decisione del tribunale di sorveglianza. Fuori dal carcere, come ha prospettato ai magistrati, avrebbe già un lavoro come istruttore di windsurf e un percorso di volontariato da seguire. Il trentino, condannato all'ergastolo per la morte di Dale Pike, ci credeva in una risposta positiva e, come lui, ne erano convinti i suoi legali (oltre all'avvocato Favazza di Verona, gli avvocati Carlo e Michele Dalla Vedova di Roma), perché le carte presentate al tribunale di sorveglianza parlavano chiaro in merito al corretto comportamento carcerario del detenuto e rispetto al periodo trascorso in cella, più dei 26 anni previsti dal codice penale per poter accedere al beneficio.
«Evidenze documentali tali da ritenere sussistenti a nostro parere i presupposti per la liberazione condizionale» hanno spiegato gli avvocati. Il tribunale di sorveglianza ha invece contestato la mancanza di due requisiti: il ravvedimento e un risarcimento dei danni ai familiari della vittima. A favore di Chico c'è la relazione dell'equipe del carcere di Montorio, formata da educatori, psicologi, criminologi, polizia penitenziaria e direzione della struttura: nel documento "Osservazione di sintesi", depositato al tribunale, gli esperti hanno espresso parere positivo alla richiesta di libertà condizionale.
Le considerazioni dell'equipe di Montorio si aggiungono alla documentazione del "Florida Department of Corrections", da cui emerge che Chico ha avuto valutazioni sempre alte sia in merito al lavoro che alla sicurezza, tanto che era stato nominato "trustee", persona di fiducia a sostegno dei detenuti a rischio di suicidio.Ora Chico sta ragionando assieme ai suoi legali su quale sia la strada migliore da percorrere.
L'eventuale ricorso in Cassazione non esclude la possibilità di chiedere di accedere ad altri benefici, come la semilibertà. Intanto, le scorse settimane, dal tribunale di sorveglianza Chico ha ottenuto il riconoscimento di uno sconto di pena di 6 anni e 3 mesi per buona condotta, sia in riferimento al periodo detentivo a Miami, sia riguardo ai 16 mesi trascorsi a Montorio. Significa che, virtualmente, ad oggi Chico ha scontato 32 anni e 6 mesi di reclusione. Dal giorno dell'arresto, l'11 ottobre 1999, il trentino è rimasto ininterrottamente in cella. Rientrato in Italia il 18 maggio 2024, dopo il riconoscimento della sentenza della Corte Suprema della Florida da parte della Corte d'appello di Trento, è stato ristretto nel carcere di Montorio. Un permesso straordinario lo aveva ottenuto subito per poter rivedere dopo ben 16 anni la madre Maria, oggi 97enne.
A Trento è poi tornato altre volte, sempre per fare visita alla casa familiare e sempre accompagnato dalla polizia penitenziaria, grazie ai permessi premio di cui può beneficiare dal febbraio scorso. Chico Forti non ha mai sgarrato: sottoposto a controlli, nelle ore concesse per stare con la madre, è sempre stato trovato nell'abitazione; in carcere a Verona si è dimostrato collaborativo sia con gli operatori che con gli altri detenuti. In questi mesi di detenzione in Italia ha tenuto corsi in inglese all'interno della struttura e, nell'ottica di un programma rieducativo, ha seguito e superato un corso di formazione per pizzaioli. A Miami era stato insegnante ed educatore cinofilo.


