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TRENTO. Uno spettro si aggira sul Trentino, ed è osservato con qualche timore: si chiama Egato, e fra poco cambierà le abitudini di migliaia di cittadini per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti. Ad esempio cambiando il colore dei cassonetti e dei mastelli, almeno per qualcuno. E decidendo se localizzare sotto casa vostra l’inceneritore (“impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti”) provinciale che la giunta provinciale vuole costruire.
Se ne parla in questi giorni in diversi consigli comunali e commissioni consiliari, in quanto le amministrazioni sono chiamate ad approvare lo statuto di Egato, che è un consorzio intercomunale allargato per la gestione – appunto -. dei rifiuti. L’Egato è costituito infatti da un’assemblea - 18 membri, Comune di Trento e di Rovereto di diritto, gli altri uno per ogni Comunità di valle - e un CdA con il presidente, 2 membri nominati dalla Provincia e 2 dal Cal. Avrà la possibilità - su decisione dell’assemblea – di indicare uno o più sub ambiti e entro 12 mesi dovrà indicare tipologia e ubicazione dell’impianto di smaltimento (inceneritore o termovalorizzatore che sia).
A Trento la discussione è approdata l’altro ieri. L’atto del consiglio comunale è di fatto poco più che un atto dovuto. Ma questo non significa che sul tema non si discuta: la commissione Ambiente e la commissione Vigilanza di palazzo Thun hanno iniziato a studiare la convenzione di costituzione dell’Egato, l’ente gestore dell’ambito territoriale ottimale, per quanto riguarda i servizi e i rifiuti in particolare. E la discussione si è concentrata subito sul tema dei temi: l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti.
Critico sul punto Pino Urbani (FdI) che ha ribadito come «con un impianto da 70-80 mila tonnellate le bollette aumenterebbero, dovremmo cercare rifiuti altrove», mentre Walter Lenzi ha contestato i ritardi: «Arriviamo ora a compimento di un iter che si sarebbe dovuto concludere tre anni fa. La Provincia è in ritardo», mentre il collega Renato Tomasi ribadisce la necessità «dell’unicità della raccolta differenziata sul territorio provinciale».
E su questo, una notizia nella notizia: gli uffici hanno annunciato che i colori dei bidoni cambieranno, sul lungo periodo. Un dettaglio che ha suscitato la curiosità di quasi tutti. Quanto all’Egato, il consigliere Federico Zappini ha evidenziato l’importanza della presa di responsabilità dei territori: «Noi torniamo in aula sullo statuto, non ci sono altri passaggi. Questo un tema: non c’è una cambiale in bianco, è un processo interessante dell’autogoverno territoriale».
Ancora più accesa la discussione in Val di Fiemme. L'istituzione dell'Egato, acronimo che corrisponde a "Ente gestore ambito territoriale ottimale" per la raccolta e gestione del ciclo dei rifiuti, non entusiasma. E qualche risultato a sorpresa potrebbe emergere dai consigli comunali, che dovrebbero svolgersi entro il 7 febbraio come dispone la sua legge istitutiva, che assegna agli enti locali (Municipi e Comunità di valle) un termine di 45 giorni per l'approvazione della convenzione firmata il 23 dicembre tra Provincia e Consiglio autonomie locali (Cal).
L'Egato è l'argomento di cui hanno discusso i sindaci fiemmesi lunedì pomeriggio, nel Consiglio convocato dal presidente della Comunità territoriale, Fabio Vanzetta. «Per noi la firma di questa convenzione equivale a un salto nel buio - dice subito il presidente -: intendiamoci, l'Egato va costituito, anche in vista del futuro impianto di termovalorizzazione, e per qualche realtà può essere conveniente avere un ente esterno che si occupa di gare e gestione. Ma prima di chiedere a Comuni e Comunità di aderire, sarebbe stato meglio chiarire tutta una serie di aspetti e condizioni».
Quali aspetti? Primo: «In Valle di Fiemme abbiamo una società in house (Fiemme Servizi), costituita da tutti i Comuni, che ha raggiunto il livello più alto di raccolta differenziata del Trentino (circa l'83%) e uno dei più alti a livello nazionale: ma non sappiamo che fine farà questa società e dove andrà a finire il suo patrimonio, una volta costituito l'Egato. Dovremo mettere tutto nel nuovo ente?».
Secondo, la legge stabilisce che tutte le competenze in materia ora in capo a Comuni e Comunità saranno trasferite all'Egato: «Ma non è affatto chiaro - continua Vanzetta - se i territori potranno avere un qualche potere decisionale in materia e non si capisce quale sarà il modello di raccolta, se potremo mantenere o meno quello che abbiamo messo a punto, che ci sta dando ottimi risultati».
Il tema è chiaramente politico: vero che nella legge di istituzione dell'ambito ottimale è prevista la possibilità di delega a sub-ambiti che hanno lavorato bene. Ma è, appunto, una possibilità, non un obbligo. E questo è un aspetto che non convince tanti Comuni, perché la gestione locale - si fa notare - significa anche vicinanza ai cittadini. Quello perseguito con l'Egato viene visto insomma come un disegno accentratore che replica un modello padano, a scapito della valorizzazione della montagna e delle sue risorse. Per i critici, una cosa è dire «porto le funzioni a Trento», un'altra è affermare «do a ogni Comunità le funzioni ora dei Comuni».
A questi aspetti critici, si aggiungono poi le carenze normative. Vero che la legge stabilisce quali saranno gli organi dell'Egato (un'assemblea costituita da 36 sindaci scelti nelle 18 Comunità territoriali più i presidenti, i sindaci di Trento e Rovereto e l'assessore competente provinciale; un cda di 5 persone e un presidente, anche esterno; un organo di revisione dei conti), «ma al momento non abbiamo un atto costitutivo dell'Egato - spiega ancora Vanzetta -: la convenzione rimanda tutto a uno statuto che non esiste e che verrà redatto solo dopo la sua approvazione». Insomma, «ci chiedono un atto di fede», mormora qualcuno.
Come si muoveranno, quindi, Comuni fiemmesi e Comunità? «Ogni sindaco - conclude Vanzetta - porterà la convenzione in consiglio, poi la Comunità assumerà una posizione conforme a quella assunta dalla maggioranza degli enti municipali».


