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TRENTO. «Le sconclusionate farneticazioni e gli insulti di Emilio Giuliana, seguite a ruota da quelle di CasaPound in una rincorsa a chi la spara più grossa, testimoniano quanto sia stata efficace la larga e plurale partecipazione alla manifestazione di Pietramurata». È durissima la replica del segretario generale della Cgil del Trentino, Andrea Grosselli, dopo le dichiarazioni dell’esponente di Futuro Nazionale contro gli antifascisti che hanno partecipato alla mobilitazione organizzata in occasione del raduno skinhead “Ritorno a Camelot”.
Secondo Grosselli, la presenza a Pietramurata di istituzioni, forze politiche, associazioni e cittadini avrebbe permesso di «mettere un argine, un cordone sanitario» attorno alle idee professate dalla galassia skinhead. Idee che, sostiene il sindacalista, sono «profondamente confliggenti con lo stato di diritto, le libertà democratiche, le tutele sociali e civili garantite dalla Costituzione repubblicana e le potestà di autogoverno sancite dallo Statuto di Autonomia».
Il segretario della Cgil punta quindi il dito contro «il suprematismo, le logiche razziali, la nostalgia programmatica verso i regimi nazifascisti, l’estremismo nazionalista e l’insofferenza verso il bilanciamento dei poteri». Per Grosselli si tratta del «brodo di cultura» di movimenti politici in crescita in Europa, con il rischio di arrivare alla limitazione delle libertà fondamentali e all’utilizzo della guerra come strumento di potenza.
Grosselli interviene anche sul rapporto tra politica, tecnologia e grandi concentrazioni economiche. «Suona ridicolo il riferimento al grande capitale finanziario», afferma il segretario, sostenendo che gli oligopolisti delle big techappoggerebbero proprio quella galassia politica. Secondo la sua analisi, le grandi concentrazioni di capitale avrebbero interesse ad alimentare divisioni e conflitti nelle fasce sociali meno abbienti, favorendo una «guerra tra poveri» e uno scivolamento verso forme securitarie di controllo.
Il terreno su cui queste posizioni possono trovare consenso, osserva Grosselli, è quello delle difficoltà economiche e sociali. «Chi vive del proprio lavoro, come le migliaia di iscritti anche in Trentino alle organizzazioni sindacali confederali, conosce bene le pressioni che subiscono le retribuzioni e lo stato sociale». Una situazione che può rendere più attraente il «richiamo a scorciatoie nostalgiche», che per il segretario della Cgil restano però «sempre vicoli ciechi».
Da qui la rivendicazione del ruolo del sindacato confederale nella difesa della democrazia. Prendere posizione, conclude Grosselli, significa tutelare concretamente la possibilità per le classi meno abbienti di «continuare ad esprimere la propria voce» e costruire, anche attraverso il conflitto sociale, una società nella quale libertà, giustizia sociale e uguaglianzasiano garantite a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori.


