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TRENTO. Nel centro massaggi "Oriental Relax" di Trento, aperto fino a sera tarda, la clientela era tutta maschile. Ad attirare giovani e meno giovani - come emerso dalle indagini delle Fiamme gialle - non era la tecnica curativa tradizionale Tuina, pubblicizzata sui cartelloni, né la digitopressione su spalle e collo per alleviare la tensione. Dietro le vetrate coperte con il logo dell'attività si nascondeva un ben avviato giro di prostituzione.
L'Oriental Relax, a due passi dal centro, era stato posto sotto sequestro nel settembre 2020, ma la vicenda processuale delle persone indagate si è protratta negli anni. Ieri le posizioni dell'allora titolare dell'attività e del marito della principale collaboratrice si sono chiuse con una doppia assoluzione.
Cade, dunque, l'accusa di sfruttamento della prostituzione per un trentino che nel 2015 aveva acquistato l'azienda (avviamento dell'attività, attrezzature ed arredi), era subentrato nel contratto di affitto dei locali ed aveva attivato le utenze telefoniche. Si sarebbe occupato, secondo l'accusa, anche delle inserzioni pubblicitarie su siti specializzati in massaggi "hot". Assistito dall'avvocato Giovanni Rambaldi, l'imprenditore è riuscito a dimostrare la sua estraneità alle accuse. L'assoluzione era stata chiesta anche dalla procura.
Dal procedimento è emerso che la gestione vera e propria dell'attività era stata affidata ad una collaboratrice, una dipendente cinese, pure accusata di sfruttamento. La donna, che per l'accusa si sarebbe occupata anche del "ricambio" delle massaggiatrici (volti nuovi ogni due settimane circa), già da tempo ha chiuso la sua posizione con un patteggiamento.
Dopo aver lavorato per anni per l'imprenditore trentino, nel giugno 2020, dunque pochi mesi prima dei sigilli all'attività, era subentrata diventando lei la titolare del centro massaggi. Nei guai era finito pure marito, accusato di aver sfruttato la moglie oltre che diverse connazionali: ieri è arrivata l'assoluzione.
All'Oriental Relax erano presenti contemporaneamente almeno due massaggiatrici cinesi che «cambiavano nel tempo per mantenere "la sensazione di freschezza" ossia la novità per i clienti», come gli investigatori hanno ricostruito. Quando i militari della guardia di finanza sono entrati nei locali per il blitz hanno trovato abbondanza di profilattici e decine di migliaia di euro in contanti.
Molti clienti, sentiti come testimoni, avevano confermato che in quei locali non erano andati per sciogliere i muscoli e cercare relax, ma per prestazioni sessuali. Prestazioni che pare fossero offerte a buon prezzo visto che la tariffa media era di 50 euro.


