TRENTO. “La Carta argento, così come è stata concepita, rischia di essere un aiuto per pochi, se non pochissimi anziani”. La critica arriva dalle sigle sindacali dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilpensionati, che intervengono sulla misura annunciata dalla Giunta provinciale, destinata agli over 65 che percepiscono la quota A dell’assegno unico provinciale. A parlare sono i segretari generali Claudia Loro, Patrizia Amico e Claudio Luchini, che puntano il dito contro stanziamenti ridotti e una platea ristrettissima.


Secondo i sindacati, dopo un anno di attesa ci si aspettava un intervento capace di dare reale sollievo a una fascia crescente di anziani in difficoltà economica, stretta tra l’aumento dei prezzi e pensioni ferme. “Avevamo sollecitato una misura equa ed efficace di integrazione delle pensioni più povere – affermano –. La Giunta provinciale ha invece scelto di muoversi su un terreno minimale. La montagna ha partorito il topolino”.


Il confronto con l’Alto Adige è uno degli elementi centrali della contestazione. In Trentino lo stanziamento previsto per la Carta argento è di due milioni di euro, una cifra che i sindacati definiscono nettamente inferiore rispetto a quanto investito dalla Provincia di Bolzano, che destina risorse di gran lunga superiori per sostenere pensionati e pensionate con gli assegni più bassi. Un divario che, secondo le sigle, non tiene conto del numero crescente di anziani che vivono condizioni di fragilità economica.


A preoccupare è anche il tema dell’accesso alle cure. “Il dato sul mancato accesso è drammatico – incalzano Loro, Amico e Luchini –: tra sanità privata e liste d’attesa, circa 18mila anziani restano senza cure ed esami, soprattutto quelli con i redditi più bassi”. Da qui l’appello alla Giunta provinciale a superare provvedimenti considerati più di facciata che di sostanza e a investire sia nel sostegno al reddito degli anziani più fragili sia in una reale attuazione della sanità territoriale.