TRENTO. Falsa partenza per il ddl Bisesti sulla carriera e la professionalità dei docenti nella Quinta commissione. La minoranza esce dall'aula e fa cadere il numero legale. La seduta di questa mattina della Quinta commissione, presieduta da Christian Girardi (La Civica) si è aperta con il ddl di iniziativa popolare n. 76 che riguarda l'educazione alla parità e al rispetto di genere.

Il disegno di legge è stato presentato nelle scorse sedute e oggi - erano presenti Paola Morini e Marta Anderle - si sono decise le audizioni, almeno quelle chieste dalle proponenti che sono state approvate all'unanimità della commissione. Quindi, nella prossima riunione della commissione verranno ascoltati i rappresentanti della Fondazione Cecchettin; l'impresa sociale Con i bambini; il dipartimento di giurisprudenza dell'Università di Pavia; l'Ordine degli psicologi di Trento; il Garante dei minori; l'Associazione per i minori e il Consigliere di Parità.

Si è passati poi al ddl n. 69 di Mirko Bisesti (Lega) che si sarebbe dovuto aprire oggi. Ma Lucia Maestri del Pd, vista l'assenza dell'assessora Francesca Gerosa, impegnata per il Festival dell'Economia, dei consiglieri Walter Kaswalder in missione all'estero, e di Eleonora Angeli, peraltro assente giustificata, ha dichiarato che i commissari di minoranza sarebbero usciti dall'aula facendo cadere il numero legale, così una nota.

Una scelta motivata dal fatto che il ddl Bisesti, che riguarda le carriere e lo sviluppo della professionalità dei docenti, è importante e non può essere aperto senza l'assessore all'istruzione e a buona parte dei consiglieri della maggioranza.

Quello di Bisesti è peraltro un secondo tentativo: nella scorsa legislatura, quando era lui l'assessore all'Istruzione, aveva dovuto rinunciare, bloccato dall'ostruzionismo delle minoranze e dall'ostilità dei sindacati. Ora, il capogruppo provinciale della Lega ha ripreso l'iniziativa, con una forzatura iniziale, depositando nell'ottobre scorso il suo disegno di legge senza una condivisione con l'attuale assessora Francesca Gerosa (FdI), che infatti allora ha parlato di «sgarbo istituzionale».

Il capogruppo della Lega ha ripresentato il disegno di legge, che si era iniziato a discutere tre anni fa, aggiornando l'impatto finanziario e alcune denominazioni. Ma la sostanza è quella e Bisesti è convinto della necessità di questa riforma: «Siamo tra i pochi Paesi europei che non ha un sistema di progressione salariale e di carriera per i docenti. La riforma prevede una nuova organizzazione per valorizzare chi fa crescere la nostra scuola». Insomma, dopo il disegno di legge sulle carenze formative che a giugno rischia di non vedere la luce perché ancora bloccato dall'ostruzionismo, la maggioranza di centrodestra è pronta a rimettere sul tavolo un altro tema «caldo», che potrebbe fare la stessa fine. Ma Bisesti è deciso a provarci: «La scuola è troppo importante e non possiamo permetterci di non fare niente. Intervenire è doveroso o non possiamo lamentarci se i dati peggiorano».

La progressione è incentrata sui tre livelli: docenti di primo livello, docenti ricercatori, docenti delegati all'organizzazione. Bisesti ha calcolato anche gli impatti finanziari: a decorrere dal primo settembre 2026 (inizio dell'anno scolastico 2026/2027) è previsto il passaggio da docente di ruolo a docente di primo livello per 225 unità. La maggiore retribuzione annua per ciascun docente è stimata in 4.200 euro. Costo totale 1,3 milioni per anno. Totale docenti di primo livello a regime (entro il 1° settembre 2033): 1.750 unità pari a 10,3 milioni l'anno. Previsti poi 215 docenti ricercatori. Per la copertura si terrà conto anche della progressiva cessazione dell'attuale «Fondo per la valorizzazione del merito».