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TRENTO. Si apre in Quinta commissione il confronto sulla riforma della carriera degli insegnanti proposta dal consigliere leghista Mirko Bisesti. Il disegno di legge punta a introdurre nuovi percorsi di crescita professionale e strumenti per valorizzare il merito dei docenti, superando un sistema che oggi lega gli avanzamenti quasi esclusivamente all'anzianità di servizio.
Presentando il provvedimento, Mirko Bisesti ha sostenuto che molti Paesi europei collegano in varie forme la progressione economica e professionale alla valutazione delle competenze. Il modello italiano, secondo l'ex assessore all'istruzione, sarebbe ormai superato e non offrirebbe adeguati incentivi a chi investe nella qualità dell'insegnamento. La proposta prende spunto dall'esperienza estone e introduce nuove figure professionali, tra cui il docente di primo livello, il docente ricercatore e il docente delegato all'organizzazione scolastica.
L'assessora all'istruzione Francesca Gerosa ha condiviso l'obiettivo di riconoscere il valore del lavoro degli insegnanti, ma ha espresso perplessità sull'impianto della riforma. I dubbi riguardano soprattutto il ricorso a nuovi concorsi, le possibili difficoltà legate alla mobilità del personale e l'esclusione dei docenti con meno di cinque anni di servizio. Gerosa ha annunciato che l'assessorato sta ultimando un proprio disegno di legge, basato su tre aree di intervento e su percorsi formativi aperti a tutti gli insegnanti, con riconoscimenti economici legati alle competenze e agli incarichi assunti. Il testo potrebbe arrivare in Giunta già a settembre.
Le opposizioni hanno criticato la scelta di avviare l'esame di una proposta di maggioranza mentre l'assessorato ne sta predisponendo un'altra. Lucia Maestri, Filippo Degasperi, Michele Malfer e Andrea de Bertolini hanno chiesto un percorso condiviso e il coinvolgimento del mondo della scuola prima di arrivare a una riforma definitiva. Bisesti e Gerosa hanno comunque confermato la volontà di proseguire il confronto per individuare una sintesi comune. Il ddl prevede a regime una spesa annua di circa 10,7 milioni di euro e coinvolgerebbe quasi 2.000 docenti del sistema scolastico provinciale.


