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TRENTO. Quattrocentoquaranta detenuti in una struttura che era stata pensata per ospitarne 240. È la fotografia della Casa circondariale di Trento restituita dalla Camera penale “M. Pompermaier” dopo la visita effettuata ieri, mercoledì 16 settembre, nell’ambito dell’iniziativa dell’Unione delle Camere penali italiane “Ristretti in agosto”.
Un numero che, secondo gli avvocati, evidenzia una situazione di sovraffollamento che sta andando oltre le capacità della struttura cittadina. La visita ha coinvolto le sezioni maschili e femminili del carcere e ha permesso alla delegazione di entrare in contatto con i detenuti e di verificare le condizioni di detenzione e gli standard di tutela garantiti.
Rispetto alla capienza regolamentare originaria di 240 persone, i detenuti presenti sono oggi 440. Tra loro ci sono 48 donne, pari al 10% del totale, mentre gli uomini sono 392. Gli stranieri sono 204, gli italiani 236: la componente straniera rappresenta quindi il 46% della popolazione detenuta.
Un altro elemento riguarda la posizione processuale di una parte dei detenuti. Sono infatti 114 le persone ancora in attesa di conoscere l’esito del proprio procedimento, tra imputati e, secondo quanto riferito dalla Camera penale, persone ancora nella fase delle indagini. La custodia cautelare rappresenta il 25% della popolazione carceraria indicata nel comunicato, una quota superiore alla media nazionale riportata dalla stessa Camera penale.
Il sovraffollamento si intreccia con la possibilità di garantire percorsi concreti di rieducazione e reinserimento. Secondo la Camera penale, l'elevata presenza di persone in custodia cautelare limita l'accesso ad alcuni servizi e alle opportunità legate alle misure alternative. A questo si aggiunge la presenza di numerosi detenuti stranieri e di persone con pene di media o breve durata, condizioni che, viene evidenziato, rendono più difficile costruire progetti sul territorio al termine della pena.
Uno dei nodi riguarda il lavoro fuori dal carcere. Attualmente sono 16 i detenuti che svolgono un'attività lavorativa all'esterno, mentre quelli ammessi alla semilibertà sono 14. La Camera penale auspica un aumento delle opportunità occupazionali, non soltanto all'interno dell'istituto ma anche attraverso occasioni di lavoro sul territorio.
A complicare ulteriormente il quadro c'è poi la carenza di personale. L'area educativa, secondo i dati forniti, è passata da sette funzionari a quattro. Per la Camera penale, con l'attuale numero di detenuti non sarebbe quindi possibile lavorare in maniera concreta con tutte le persone ristrette. Anche la Polizia penitenziaria risulterebbe sotto organico di almeno il 25%, mentre viene segnalata una carenza anche nella componente amministrativa.
«Lavorare in condizioni di sicurezza e assicurare progettualità concrete, in questa situazione, sta diventando difficile se non impossibile anche per la realtà di Trento», sostiene la Camera penale, pur riconoscendo il massimo impegno della direttrice dell'istituto.
Nel quadro descritto dagli avvocati c'è però anche un elemento positivo rispetto alla situazione nazionale: nel carcere di Trento è presente una stanza dedicata all'affettività e ai colloqui intimi, destinata agli incontri tra detenuti e coniugi o partner. Dall'attivazione sono stati effettuati 69 colloqui.
La situazione trentina si inserisce in un quadro nazionale altrettanto critico. Al 31 agosto 2026, secondo i dati riportati dalla Camera penale, nelle carceri italiane erano presenti 65.661 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.220 posti. Il tasso medio di affollamento indicato è del 142,1%, considerando inoltre che una parte dei posti disponibili non sarebbe utilizzabile perché inagibile.
È proprio l'emergenza del sovraffollamento a essere al centro della mobilitazione dell'Unione delle Camere penali. Il prossimo 19 settembre a Firenze è previsto un convegno dedicato allo stato dell'esecuzione penale e alle possibili riforme. La Camera penale di Trento ha inoltre ricordato che la situazione carceraria è tra le questioni alla base dell'astensione dalle udienze penali proclamata a livello nazionale dal 23 al 29 settembre 2026.
La visita a Trento, dunque, riporta il tema del sovraffollamento dentro le mura della casa circondariale cittadina, mettendo in evidenza non soltanto il rapporto tra il numero dei detenuti e gli spazi disponibili, ma anche le conseguenze sulla possibilità di garantire personale sufficiente, percorsi di reinserimento e condizioni di sicurezza.


