TRENTO. Un'etichettatura sociale per i prodotti alimentari, che permetta ai consumatori di conoscere non soltanto la provenienza degli alimenti, ma anche le condizioni di lavoro di chi li produce. È la proposta rilanciata da Federconsumatori del Trentino alla luce dei recenti casi di caporalato e sfruttamento lavorativo emersi sul territorio provinciale.

Secondo i dati richiamati dall'associazione sulla base delle notizie di stampa, nel corso del 2026 sono stati individuati quattro casi di sfruttamento, con circa 300 lavoratori coinvolti. Episodi che, secondo Federconsumatori, impongono una riflessione sulla qualità dei prodotti alimentari e sul rispetto dei diritti delle persone impiegate nella loro produzione.

«Può considerarsi di qualità un prodotto alimentare se dietro la sua produzione si nascondono condizioni di sfruttamento?», si chiede Federconsumatori del Trentino, sottolineando la necessità di garantire ai cittadini informazioni più complete e verificabili sulle filiere produttive.

La proposta è quella di introdurre un'etichettatura sociale degli alimenti, capace di documentare le condizioni di lavoro, il rispetto delle norme sulla sicurezza e la tutela dei diritti dei lavoratori. Conoscere il luogo di origine di un prodotto, sostiene l'associazione, non è sufficiente se non si dispone anche di informazioni sulle modalità con cui viene realizzato.

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Un altro punto centrale riguarda il costo della spesa. Federconsumatori ritiene che il rispetto della legalità non debba tradursi in un ulteriore aggravio economico per le famiglie, già alle prese con l'aumento dei prezzi. Garantire condizioni di lavoro dignitose deve essere una responsabilità delle imprese e delle istituzioni, senza scaricare i relativi costi sui consumatori.

Da qui la richiesta di maggiore trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, di controlli più incisivi contro lo sfruttamento e di un monitoraggio della distribuzione del valore economico tra produttori, lavoratori e distribuzione commerciale. L'obiettivo è assicurare che la qualità degli alimenti sia accompagnata dal rispetto dei diritti di chi contribuisce a produrli.