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VAL DEI LAGHI. Federico Sommadossi, ex sindaco di Padergnone dal 2010 al 2015 ed ex vicesindaco di Vallelaghi dal 2016 al 2020, è il nuovo presidente della Cantina Toblino.
Classe 1977, laureato in Economia e Commercio, è uno dei circa 600 coltivatori che conferiscono le proprie uve (le sue sono Chardonnay) all'azienda di Sarche, fondata nel 1960.
Ad eleggere Sommadossi, venerdì, è stato il Consiglio di amministrazione riunitosi al completo (presenti 15 consiglieri su 15) a sette giorni esatti dalla riunione in cui avevano dato le dimissioni il presidente Bruno Lutterotti e il vicepresidente Oscar Zanlucchi (al cui posto l'altra sera è stato eletto Paolo Ronnie Valenti di Vigo Cavedine).
Una decisione arrivata dopo che il Cda si era spaccato a metà quando si era trattato di decidere come uscire dalla scivolosa situazione provocata dal licenziamento dei due enologi Marco Pederzolli e Lorenzo Tomazzoli e dalla condanna della Cantina al loro reintegro e risarcimento, pronunciata dal giudice del lavoro a fine dicembre.
Ma il Cda non si è ricompattato, sulla nomina del nuovo vertice. Lo conferma lo stesso Sommadossi che, entrato nel direttivo un anno fa nell'ambito di un parziale rinnovo, si ritrova ora a guidare la Cantina in un momento ancora delicato.
Presidente, come è nata la sua candidatura? Ha fatto un passo avanti lei o le è stato chiesto?
«Non c'è stato un processo articolato, è uscito il mio nome così, semplicemente...».
Mi sta dicendo che non è una candidatura nata da qualche tempo?
«Non c'è stata una trafila come per Mattarella, con riunioni e contro riunioni. E' stata una cosa molto meno interessante».
Interessante però è capire se intorno al suo nome il Cda si è ricompattato o se permane la frattura creatasi in gennaio.
«Ho raccolto la maggioranza».
Ma la maggioranza può essere larga o stretta…
«E' stata una maggioranza risicata».
Risicata. Dunque il Cda non ha superato le divergenze emerse dopo la sentenza. Il suo mi pare un mandato in salita.
«Sì, lo è, ma ieri sera ho detto che il mio primo obiettivo sarà proprio quello di ritrovare unità perché siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo un'azienda in grande salute da portare avanti».
Ecco, sì, pare un paradosso che un Cantina con bilanci in crescita viva delle divisioni così laceranti. Sulla vicenda dei due enologi, lei si era schierato con Lutterotti?
«Io sono entrato in Cda un anno fa, quando ci fu la rielezione con parziale rinnovo delle cariche. La questione era già sul tavolo, io ho ascoltato sia chi era convinto della scelta fatta nel 2018, sia chi non lo era».
Però avrà fatto le sue valutazioni, poi.
«Ci sono dei chiarimenti da fare, per il bene di tutti. Ma l'azienda è amministrata da 15 persone: la mia intenzione è che il presidente sia veicolo delle decisioni del consiglio».
Lei pensa che sia il Cda a dover decidere come chiudere la vicenda relativa ai due tecnici o che, come proposto dall'ex presidente, si debba convocare l'assemblea dei soci?
«Sta al consiglio di amministrazione risolvere la questione. Parto con un consiglio spaccato, ma mi impegno e mi vincolo a quanto deciderà il Cda. Il primo obiettivo sarà quello di valutare insieme la situazione: vedremo di lavorare per trovare una quadra e un equilibrio che soddisfi tutti. Ogni azienda vive sul confronto, non c'è chi ha sempre ragione e chi ha sempre torto...».


