TRENTO. Erano canarini speciali, i migliori esemplari degli allevamenti italiani, destinati a partecipare ai campionati mondiali in Portogallo. Ma non tutti i 4mila uccellini caricati su un tir per Matosinhos - per l'edizione numero 64 della manifestazione, che si era tenuta a gennaio 2016 - sono arrivati vivi: oltre 1.500 sono morti soffocati. Eppure la Federazione ornicoltori italiani aveva impartito chiare istruzioni per il trasporto, che sarebbe dovuto avvenire a temperatura maggiore di 16 gradi, con 9 ore di luce al giorno e apertura della porta posteriore ogni 4-5 ore. Parte dei canarini arrivava da allevamenti della nostra regione.

Si parla di uccellini speciali perché gli ornicoltori (che in Trentino fanno capo alla Aot, Associazione ornitologica trentina) impiegano anni per formare un animale che possa partecipare ad una gara mondiale e gareggiare per la sua bellezza e abilità canora. Come è comprensibile, gli allevatori sviluppano un vincolo affettivo con gli esemplari: per il viaggio in Portogallo erano stati predisposti trasportini omologati, cibo e acqua in quantità.

La scoperta della strage degli uccellini aveva creato sdegno e costernazione a livello nazionale. Ad un legale trentino, l'avvocato Francesco Saverio Dalba, esperto di legislazione su fauna e flora esotiche, si era rivolta la Federazione ornitologi affinché fossero riconosciute le responsabilità della ditta di trasporti.Si è aperto dunque un contenzioso civile davanti al tribunale di Piacenza, che nel 2022 aveva rigettato in parte le richieste della Federazione.

Quest'ultima ha impugnato la sentenza. Il giudizio si è prolungato per ben nove anni, considerata la complessità della materia. Gli ornicoltori hanno sempre sostenuto che il rimorchio utilizzato dalla società di trasporto fosse «una cella isolata, senza prese d'aria, assolutamente inidonea al trasporto degli animali»: gli uccellini erano stati trasportati su un mezzo non adatto e morti per mancanza d'aria.

La decisione della Corte di appello di Bologna è arrivata nei giorni scorsi: la ditta di trasporto è stata condannata a pagare a favore della Federazione ornicoltori 285mila euro, importo che comprende danni contrattuali ed extracontrattuali, trasporti sostitutivi (per il rientro in Italia era stata cambiata la ditta incaricata di trasferire gli uccellini), danno all'immagine della Federazione (era nata una polemica a livello nazionale in merito alla partecipazione all'evento), nonché il valore degli esemplari morti, spese varie e gli interessi.

«Il trasportatore, oltre ad essere ben consapevole della tipologia delle merce trasportata, era stato informato sia verbalmente, che per iscritto sulla lettera di vettura, delle istruzioni per il trasporto - viene evidenziato dal Collegio - E tuttavia l'esame cronotachigrafico dimostra che non furono effettuate le soste necessarie e all'arrivo il fondo del rimorchio risultò coperto di condensa e bagnato, così come i canarini deceduti». Il mezzo di trasporto, a tenuta stagna, aveva il sistema di ventilazione guasto e dunque non aveva possibilità di ricambio d'aria con l'esterno. C'è stata, insomma, una «colpa grave» del vettore.