TRENTO. Fulvio Campolongo, presidente dell'Associazione nazionale primari ospedalieri di Trento: in Trentino abbiamo 23 mila cittadini in lista d'attesa. Numero che sorprende?

È un dato che non va bene, che non va assolutamente bene. E anche l'idea che per risolvere il problema bastino 90 giorni e una piccola riorganizzazione non va altrettanto bene.

Passare da 23 mila pazienti nel contenitore a 10 mila in tre mesi significa fare circa 150 visite in più ogni giorno, che sia domenica, Pasqua o l'1 maggio. Ma se c'è una ricetta così facile, perché attendere a metterla in pratica?

È difficile commentare e se lo si fa c'è l'idea da parte di chi decide che si voglia solo criticare o gettare fango. Il problema è che sono due mondi diversi: il loro, dettato dalla direzione generale, che racconta di una situazione buona e sotto controllo, e poi quello dell'utenza e dei cittadini che raccontano invece di difficoltà crescenti. Il tutto senza considerare i più fragili: il novantenne alla prese con Spid, siti, App che non funzionano è una cosa che va oltre ogni immaginazione.

I dati sono però oggettivi, quindi non è questione di volere criticare.

E infatti i dati dicono che ci sono 23 mila persone in attesa, senza considerare quelle che rinunciano direttamente. L'assessore ha detto che il problema sono i dermatologi che fanno troppa libera professione e che quella specialità non è nata per dare risposte nelle cure estetiche. Ecco, questo mi pare sia un modo per scaricare le responsabilità su altri. Il punto è programmare e organizzare.

Pur nelle difficoltà e con alcune criticità viene sottolineato che nelle classifiche nazionali siamo messi meglio rispetto ad altre regioni.

Ci mancherebbe altro, con oltre un miliardo e mezzo di budget. In tal senso leggere i comunicati stampa della Provincia è triste: ci dicono che va bene, che la situazione è monitorata, che miglioriamo e poi ci sono 23 mila persone in lista d'attesa.

Assessorato e Asuit dicono che lavorando di più e meglio nelle varie equipe e chiedendo un aiuto al privato accreditato si risolverà il problema delle liste: è d'accordo?

Il problema va risolto su un piano organizzativo, visto che le liste non sono certo un tema del mese scorso, ma anzi vanno avanti da tempo. L'appropriatezza è il nodo centrale: il medico di medicina generale mette un codice in base all'urgenza, poi il medico specialista valuta la concordanza tra richiesta e situazione effettiva. E la concordanza rispetto ai Rao è sempre molto bassa. Considerando la pressione che il paziente fa sul proprio medico, bisogna puntare sul risolvere questo problema, con formazione dei medici, confronto e dialogo. I medici sumaisti - gli ambulatoriali - devono essere integrati con quelli ospedalieri. Non dico nulla di nuovo, sono cose di cui si parla da tempo: è dagli anni Ottanta che sento parlare di integrazione tra ospedale e territorio, ma noto che non sono stati fatti grandi progressi.

Ora ci sono le Case della Comunità.

Ho letto un bell'intervento di Claudio Buriani sull'Adige di giovedì scorso: il titolo era "Dietro le inaugurazioni c'è poco o nulla". Ecco, tanti tagli di nastro, tante fotografie, ma in realtà c'è stato solamente qualche cambio di nome e, come si dice in dialetto trentino, una "sbianchezada" alle pareti di strutture già esistenti.

Al personale verrà chiesto un nuovo e ulteriore sforzo.

E così la demotivazione aumenterà: quando arrivano in ospedale situazione che possono essere risolte a livello ambulatoriale non è positivo. Ribadisco, credo sia un problema di organizzazione della nostra sanità.

La nostra sanità riuscirà a centrale l'obiettivo entro maggio?

Non credo. Ma vedremo che numeri ci daranno.