TRENTO. La quarta ondata di calore dell’estate 2026 è già la più lunga registrata dall’inizio della stagione e potrebbe proseguire almeno fino al 17 agosto. Se le attuali previsioni saranno confermate, si arriverà a 20 giorni consecutivi di caldo torrido, iniziati il 29 luglio.

A evidenziare un fenomeno che va oltre la singola fase di caldo è Lorenzo Giovannini, fisico dell’atmosfera dell’Università di Trento. Secondo l’esperto, le ondate non stanno soltanto diventando più lunghe, ma sono separate da intervalli sempre più brevi. Un andamento che indica «un cambiamento strutturale», con l’anticiclone africano mediamente spostato più a Nord rispetto al passato.

La sequenza dell’estate è significativa. La prima ondata di calore è durata tra gli otto e i nove giorni, dal 23-24 al 31 maggio. Dopo 18 giorni con temperature nella norma, il caldo è tornato il 18 giugno: la seconda fase si è protratta per 12-13 giorni, fino al 30 giugno.

La tregua successiva è stata ancora più breve, circa una settimana. Tra il 7 e l’8 luglio è infatti cominciata la terza ondata, durata 13-14 giorni e terminata intorno al 20 luglio. Appena nove giorni dopo, il 29 luglio, è iniziata quella attualmente in corso.

I modelli indicano una possibile svolta intorno al 17 agosto, quando potrebbe arrivare una pausa dalle temperature elevate. Giovannini invita però alla prudenza: è ancora troppo presto per stabilire se si tratterà di una vera interruzione del caldo oppure soltanto di una parentesi temporanea.

A cambiare è soprattutto la configurazione atmosferica. In passato, dopo la risalita verso Nord dell’anticiclone africano, l’arrivo dell’anticiclone delle Azzorre favoriva più facilmente un ritorno verso condizioni normali. Ora la struttura africana tende invece a mantenersi più settentrionale, rendendo più probabile che masse d’aria molto calda provenienti dal Nord Africa coinvolgano l’Italia per periodi prolungati.

La dinamica è ancora oggetto di studio, ma l’ipotesi indicata dall’esperto è che l’Italia possa trovarsi sempre più stabilmente nell’area di influenza dell’anticiclone africano. Un cambiamento che contribuirebbe a spiegare sia la maggiore durata delle ondate di calore sia le tregue sempre più brevi tra un episodio e quello successivo.