TRENTO. Il caldo record delle ultime settimane si fa sentire anche nelle fabbriche trentine. A dirlo è il secondo report della Campagna Calore 2026 del Coordinamento Industria Cisl Trentino, che evidenzia un netto peggioramento delle condizioni di lavoro nel comparto manifatturiero durante la seconda fase dell'ondata di calore.

Il monitoraggio, svolto tra il 17 e il 29 giugno, ha raccolto le risposte di 112 lavoratori appartenenti ad almeno 28 aziende, in prevalenza del settore metalmeccanico. Pur trattandosi di un campione volontario e non statisticamente rappresentativo, il confronto tra la prima e la seconda settimana mostra un quadro in costante peggioramento, in parallelo con l'aumento delle temperature registrate in provincia di Trento.

Il dato più significativo riguarda il livello di disagio percepito. Complessivamente quasi un lavoratore su due (49,1%) dichiara un disagio elevato o estremamente elevato durante l'attività lavorativa. Ma il confronto tra i due periodi è ancora più eloquente: la quota passa dal 40% della prima settimana al 56,5% della seconda, mentre i casi di disagio "estremamente elevato" aumentano dal 2% al 12,9%.

A crescere sono anche i sintomi fisici legati all'esposizione al calore. Tra i 112 lavoratori intervistati, 91 riferiscono almeno un sintomo. I più frequenti sono la sudorazione eccessiva (70,5%), l'astenia o intensa stanchezza (47,3%) e il mal di testa (29,5%). Nella seconda settimana aumentano soprattutto le vertigini e la perdita di coordinazione o equilibrio, considerate tra i segnali più indicativi di sofferenza da calore, che passano dal 4% al 14,5% dei casi.

Il report evidenzia inoltre un forte incremento dei sintomi più seri. I lavoratori che dichiarano almeno un sintomo grave quasi triplicano, passando dal 12% al 29%. Crescono le segnalazioni di respiro affannoso, perdita di lucidità, polso accelerato e crampi da calore. Rimane inoltre la segnalazione, già emersa nella prima settimana, di accessi al pronto soccorso per malori in un'azienda del comparto tessile.

Tra i principali fattori di rischio indicati dai lavoratori figurano temperatura e umidità elevate (73,2%), fonti di calore generate da macchinari (49,1%) e scarsa ventilazione (45,5%). Quasi nove lavoratori su dieci dichiarano di essere esposti ad almeno uno di questi fattori, mentre oltre la metà segnala anche condizioni personali che possono aumentare la vulnerabilità, come scarso riposo notturno, età avanzata o patologie croniche.

Il rapporto sottolinea come il peggioramento sia coerente con il quadro meteorologico che ha caratterizzato gli ultimi giorni di giugno, con temperature fino a 37,1 gradi a Rovereto, notti tropicali e il passaggio all'allerta arancione della Protezione civile. Gli autori invitano quindi a rafforzare le misure di prevenzione, dalla riorganizzazione dei turni alle pause in ambienti freschi, dalla disponibilità di acqua all'aggiornamento delle valutazioni del rischio, ricordando che, nei casi più critici, le aziende possono ricorrere anche agli ammortizzatori sociali previsti per le temperature estreme.