PHOTO
TRENTO. Basta blocchi e divieti al Brennero, serve una strategia europea per governare il traffico e ridurre i costi sostenuti dalle imprese. È la richiesta avanzata da Mirko Siviero, presidente di CNA Fita Trentino Alto Adige, agli Stati Generali dell'Autotrasporto a Roma. Nel 2025 il corridoio è stato attraversato da 2,4 milioni di camion e 12 milioni di automobili. Secondo le stime di Uniontrasporti citate dall'associazione, le restrizioni al transito avrebbero provocato oltre 1,8 miliardi di euro di danni alle imprese italiane di trasporto merci negli ultimi cinque anni.
Al centro delle criticità ci sono i divieti imposti dall'Austria, il sistema di dosaggio dei mezzi pesanti e le limitazioni legate ai lavori sul ponte Lueg. Una combinazione che, secondo CNA, produce ritardi, code e maggiori costi operativi. Siviero propone un incontro trilaterale tra Italia, Austria e Germania, con il possibile coinvolgimento della Commissione europea, per definire regole comuni sull'intero asse Monaco-Brennero-Verona e valutare scientificamente gli effetti delle restrizioni sull'inquinamento.
Tra le sei proposte figura un sistema di pedaggi variabili sull'A22, con tariffe più basse nelle ore meno trafficate e più elevate nei momenti di punta, da valutare per camion e automobili. CNA chiede inoltre uno studio sulla capacità effettiva del corridoio nelle 24 ore e l'estensione del progetto BrennerLEC, basato sulla gestione dinamica dei limiti di velocità. Un'altra richiesta riguarda la verifica degli effetti delle restrizioni tirolesi sulla concorrenza tra trasportatori locali e imprese di transito.
«Non chiediamo di ignorare i problemi ambientali o le esigenze delle comunità locali», precisa Siviero, secondo cui occorre verificare se le code, le soste prolungate e le continue ripartenze producano maggiori emissioni rispetto a un traffico regolare. La proposta arriva mentre resta aperta la controversia tra Italia e Austria davanti alla Corte di giustizia europea sulle limitazioni ai mezzi pesanti. «Il Brennero è un'infrastruttura europea e come tale deve essere governato, con una programmazione europea e non attraverso una successione di blocchi che scaricano i costi sulle imprese», conclude.


