air francePARIGI - Nuove piste emergono sulla catastrofe aerea che lunedì scorso ha colpito l'Airbus A330 di Air France costata la vita ai trentini Gianbattista Lenzi, Rino Zandonai, Gianni Zortea e ad altri 225 passeggeri. Ancora nessuna certezza sull'esatta dinamica del disastro e sulle cause della caduta del velivolo (disintegrazione? esplosione?) ma soltanto ipotesi. Ma da ieri pare farsi largo un nuovo dettaglio: l'aereo viaggiava a una velocità «erronea», cioè troppo ridotta. Nelle ultime ore si sono accavallate le fughe di notizie da fonti «vicine all'inchiesta», che si svolge in Francia. L'eccessiva perdita di velocità e il successivo susseguirsi di eventi catastrofici potrebbero infatti essere all'origine della disintegrazione dell'apparecchio. A quanto si è appreso, Airbus starebbe per pubblicare nelle prossime ore una raccomandazione, convalidata dal Bea (l'ufficio francese incaricato dell'inchiesta): la nota, secondo quanto indicato dal quotidiano francese Le Monde, sarà un avvertimento ai piloti: «In caso di condizioni meteorologiche ostili, gli equipaggi non devono rallentare troppo la velocità, ma, al contrario, mantenere la spinta dei reattori e l'assetto corretto affinché l'aereo rimanga in linea». Dalle dichiarazioni rese ieri in Brasile a Rete Globo da piloti, meteorologi ed esperti, sembra che l'Airbus si sia infilato a 860 chilometri orari in una gigantesca tempesta, in un nembo alto 18 chilometri, che non gli ha lasciato scampo. L'aereo potrebbe aver ceduto all'impatto di grossi chicchi di grandine che - tra velocità di caduta di questi e vento contrario - l'avrebbero colpito arrivandogli addosso a 1.000 chilometri orari. Come palle di cannone. Un pilota spagnolo che lunedì volava non lontano, ha riferito al quotidiano spagnolo El Mundo di aver «visto in lontananza un forte e intenso lampo di luce bianca». Tuttavia le nuove informazioni sulla velocità ridotta dell' aereo lasciano spazio a diverse speculazioni: «Se il Bea emette una raccomandazione, significa che sanno ciò che è accaduto e hanno l'obbligo di pubblicarlo per evitare il ripetersi di simili incidenti», ha dichiarato Jean Serrat, ex pilota più volte intervistato dai media francesi in questi giorni: «La prima cosa che si deve fare quando ci si imbatte in una turbolenza è ridurre la velocità per attenuare gli effetti, ma se il rallentamento è eccessivo, l'aereo cede», ha sottolineato Serrat. La Bea smentisce tuttavia di possedere informazioni esaustive circa l'accaduto, dichiarando che «in caso d'incidente, è normale che venga pubblicata una raccomandazione mentre è in corso l'inchiesta». Già ieri mattina altri indizi sono emersi come prova della disintegrazione dell'apparecchio: i resti dell'aereo dispersi in mare in un raggio di oltre 300 chilometri gli uni dagli altri, e lo stato di «cabina in velocità verticale», l'ultimo segnale emesso dall'aereo che indica un'improvvisa depressurizzazione causa - o conseguenza - di una disintegrazione avvenuta in volo. Nel frattempo nella tarda serata italiana le operazioni di recupero (ne parliamo a fianco) hanno dato i primi frutti: sono venuti alla luce un pezzo di sostegno lungo 2,5 metri della stiva dell'Airbus, insieme a due salvagente e ad altri sei oggetti provenienti dall'aereo. Ancora nessuna traccia, per ora, di corpi.