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TRENTO. Il contributo pubblico nasce per riportare vita nei territori a rischio spopolamento, ma c’è una domanda che ora arriva direttamente alla Giunta provinciale: quanti di coloro che hanno ottenuto i finanziamenti erano già residenti nei Comuni interessati? A porla è il consigliere provinciale del Partito democratico Paolo Zanella, con un’interrogazione a risposta orale immediata presentata oggi, 3 settembre.
Nel mirino c’è il progetto sperimentale previsto dall’articolo 24 quinquies della legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3, introdotto e successivamente modificato dalle leggi provinciali n. 9 e n. 12 del 2024. L’obiettivo della misura è la rivitalizzazione delle aree geografiche considerate a rischio di abbandono, attraverso contributi destinati al recupero e alla riqualificazione del patrimonio abitativo in 32 Comuni individuati come a rischio spopolamento.
I numeri messi in campo dalla Provincia sono importanti: per i due bandi già attivati sono stati stanziati oltre 30 milioni di euro, ai quali si sono aggiunti altri 6 milioni con l’ultimo assestamento di bilancio. Le risorse finora messe a disposizione riguardano circa 550 alloggi, con contributi che, quando è previsto anche l’acquisto dell'immobile, possono arrivare fino a 100 mila euro.
È proprio sulle regole di accesso che Zanella concentra la sua attenzione. Gli alloggi finanziati devono essere destinati a prima abitazione oppure alla locazione a canone moderato, con un vincolo di dieci anni. È inoltre previsto che l’alloggio si trovi in un Comune diverso da quello di residenza del beneficiario. Ma per gli under 45 è prevista un’eccezione: possono accedere al contributo anche persone che sono già residenti nel Comune nel quale intendono riqualificare la casa.
Ed è qui che si concentra il quesito politico. Secondo Zanella, infatti, questa possibilità rischia di aprire una riflessione sull’effettiva capacità della misura di generare un nuovo insediamento nei territori più fragili. Se un giovane già residente in uno dei Comuni interessati utilizza il contributo per ristrutturare un’abitazione destinata a prima casa, il finanziamento sostiene certamente il recupero edilizio, ma non comporta necessariamente l’arrivo di un nuovo residente.
L’interrogazione chiede quindi alla Giunta di fornire un dato preciso: quanti sono, sul totale dei finanziamenti approvati, gli under 45 già residenti nel Comune nel quale stanno ristrutturando l’abitazione destinata a prima casa.
Una cifra che potrebbe aiutare a misurare più concretamente gli effetti del provvedimento e, soprattutto, a capire quanto delle risorse stanziate abbia prodotto un effettivo movimento di popolazione verso i Comuni a rischio spopolamento e quanto, invece, abbia sostenuto interventi abitativi a favore di persone che in quei territori già vivevano.


