TRENTO. L’intelligenza artificiale promette di accelerare i processi, tagliare i tempi e rendere le banche più efficienti. Ma dietro la rivoluzione degli algoritmi si allungano anche le ombre: posti di lavoro a rischio, professionalità da reinventare, dati sensibili da proteggere e clienti più esposti alle truffe informatiche. È la sfida che la Fabi vuole governare prima che siano le macchine, o le strategie aziendali, a dettare le regole.

Il tema ha attraversato il 23° congresso provinciale della Fabi, il più grosso sindacato dei bancari, riunito ieri a Trento nella sala della Cooperazione. La relazione del segretario provinciale Domenico Mazzucchi ha messo in fila le contraddizioni di una transizione che non riguarda solo sportelli e organigrammi, ma il rapporto stesso tra banca, lavoratori e cittadini. 

La dimensione della partita è globale. I materiali presentati al congresso da Carlo Menon dell’Ocse, nel corso di una tavola rotonda sul ruolo del credito nel Trentino di domani, fotografano un boom di investimenti mondiali nell’intelligenza artificiale che ha raggiunto i 1.600 miliardi di dollari, superando persino gli storici grandi programmi infrastrutturali e scientifici americani. Parallelamente, il costo è crollato rapidamente. Una combinazione che rende la tecnologia sempre più accessibile e ne accelera la diffusione, ma apre interrogativi sugli effetti sull’organizzazione del lavoro.

La digitalizzazione può velocizzare le procedure e liberare tempo da destinare alle attività più qualificate. Ma quali mansioni resteranno? Per il sindacato è ancora presto per quantificare l’impatto sull’occupazione. Servono formazione, riqualificazione professionale e percorsi che consentano di ricollocare le persone, accompagnando la trasformazione anziché subirla. E nei prossimi mesi il risiko bancario, ha detto il segretario nazionale Fabi Lando Maria Sileoni, cambierà gli scenari creando pochi grandi gruppi.

A rendere più complicato il mestiere del bancario c’è anche il peso crescente degli adempimenti. I dipendenti devono rispondere alle esigenze della clientela, raggiungere gli obiettivi commerciali fissati dalle aziende e rispettare una normativa sempre più articolata in materia di trasparenza, contratti e antiriciclaggio. Un equilibrio difficile, soprattutto quando alla professionalità si aggiunge una funzione sociale: assistere persone anziane, famiglie e imprese, anche nei centri più lontani.

C’è poi il capitolo della sicurezza informatica. Secondo uno studio nazionale Fabi, in quattro anni sono stati sottratti ai clienti italiani 828 milioni di euro attraverso frodi e truffe. La risposta, sostiene Mazzucchi, passa da maggiori investimenti delle banche, procedure adeguate e formazione. Perché la tecnologia rende più rapidi i servizi, ma offre anche opportunità ai criminali.

In questo scenario, il Trentino conserva una carta importante: la presenza territoriale. I dati indicano 68,4 sportelli aperti ogni 100 mila abitanti, contro i 35,8 della media nazionale. Due filiali su tre sono riconducibili alle Casse rurali, con 223 sportelli e 2.125 addetti. Mentre i grandi gruppi nazionali hanno ridotto la propria rete, il sistema cooperativo ha mantenuto una capillarità che altrove si è progressivamente dissolta. «Siamo un po’ un’isola felice», riconosce Mazzucchi. Non significa che il settore sia rimasto immune dalle difficoltà: negli ultimi dieci anni l’occupazione bancaria trentina è diminuita del 10%.

Il rapporto tra credito, territorio e transizioni è stato al centro anche della tavola rotonda con il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli, il direttore della filiale di Trento della Banca d’Italia Gennaro Sansone, Carlo Menon dell’Ocse e il vicedirettore di Cassa Centrale Banca Alessandro Failoni, moderati dal giornalista Francesco Vecchi.

Spinelli ha richiamato la strategia di «Prospettiva Trentino 2040», indicando in innovazione, ricerca, competenze e qualità del lavoro le leve per rafforzare la competitività provinciale. L’obiettivo è attrarre investimenti e professionalità, offrendo ai giovani ragioni concrete per restare, ma anche mantenere vitali le comunità periferiche. È il punto sul quale la Fabi insiste: l’efficienza non può essere misurata soltanto in costi risparmiati e operazioni automatizzate. Se la banca diventa una piattaforma senza volti, rischia di perdere una parte della propria funzione.

Il voto dei delegati ha eletto il direttivo, che nei prossimi giorni eleggerà il segretario. Quasi scontata la riconferma di Mazzucchi.