TRENTO. Sempre più anziane, sempre più italiane e, forse, sempre più irregolari. Questo il quadro delle badanti, babysitter e colf in Trentino - Alto Adige. L'evoluzione della domanda di assistenza delle famiglie, unito alla repentina mutazione delle caratteristiche economico-sociali del territorio, ha portato infatti anche in regione ad una variazione del cosiddetto "lavoro domestico", con un trend in linea con quanto accade a livello nazionale. Secondo l'ultimo rapporto "Family (Net) Work" stilato ogni come ogni anno dall'Associazione sindacale nazionale dei datori di lavoro domestico, la contrazione delle figure occupate nel settore a livello italiano è scesa infatti nel 2024 di 23mila unità rispetto all'anno precedente, toccando quota 817mila.

Una tendenza che, tolta la breve parentesi della "regolarizzazione" di massa avvenuta in pieno Covid (che permetteva ai lavoratori di spostarsi regolarmente nonostante il lockdown), conferma un calo occupazione che caratterizza da anni il settore.In realtà, se mettiamo sotto la lente d'ingrandimento il nostro territorio, gli avviamenti nell'annata 2024 corrispondono quasi perfettamente alle cessazioni (7.627 contro 7.628, di cui 88% badanti e babysitter e il 12% colf) garantendo, nel nostro piccolo, una stabilizzazione rispetto alla situazione immediatamente post Covid quando si erano perse per strada in soli tre anni più di 1.200 lavoratrici.

Detto questo, il Trentino Alto Adige come altre regioni, sta affrontando un notevole aumento della popolazione anziana non autosufficiente (entro il 2050 si prevede un raddoppio degli ultraottantenni), dato che non trova, per forza di cose, una perfetta coincidenza con il numero di lavoratrici domestiche attive sul territorio. Ma al di là del lavoro sommerso, c'è un dato da rimarcare: l'aumento dell'età media delle lavoratrici.«Attualmente - afferma Paolo Badocchi, referente per i servizi del lavoro domestico delle Acli trentine - i numeri sono stabili con circa un 20% di colf e il resto badanti e babysitter. I numeri sono in linea con quello che avevamo negli scorsi anni. Quello che abbiamo notato invece è che c'è un innalzamento dell'età media. Se prima parlavamo di una fascia che andava tra i 45 e i 60 anni ora siamo arrivati a 70 o, addirittura, 75 anni. Un altro aspetto è che sono aumentate le lavoratrici italiane».

Tale andamento sembra trovare conferma anche a livello nazionale dove, come marcato ancora dal report "Family (Net) Work", il 57% dei nuovi contratti attivati riguarda collaboratori con più di 50 anni, ma tre le badanti, il valore sale al 64,2%, «a testimonianza delle difficoltà di ricambio in un settore divenuto sempre più anziano». A cambiare per lo stivale, anche la geografia contrattuale. Se nel 2015, su 100 contratti, il 46,5% era siglato nel Nord Italia, lo scorso anno ha raggiunto il 51,5% con un peso rilevante della Lombardia che, da sola copre oltre il 17% dei contratti avviati. Sempre a livello nazionale significativo è il livello di soddisfazione delle lavoratrici. Se in generale la propria attività viene giudicata positivamente, a soffrire di più la condizione contrattuale sono le babysitter (a maggioranza italiana con il 40,3%): il 63,9% dichiara di voler cambiare occupazione, soprattutto per il desiderio di una retribuzione migliore.