TRENTO. Dopo i disastrosi anni del Covid, i molti bilanci «salvati» dai contributi provinciali nel 2023, il via libera all'aumento delle tariffe giornaliere nel 2024 ha permesso a gran parte delle Apsp trentine di chiudere i bilanci con un utile o comunque in pareggio. Approvati entro fine aprile, giorno dopo giorno le varie Apsp stanno pubblicando sul loro sito internet - così come previsto dalla normativa - i loro conti di esercizio.

Va detto che anche laddove c'è un segno più non sempre questo è dovuto ad una gestione attenta ed oculata. Sono infatti parecchie le Apsp che hanno un risultato di gestione negativo ma che sono state salvate dalle entrate legate a proventi finanziari. La maglia nera per quanto riguarda il bilancio, come già era avvenuto lo scorso anno, se la aggiudica la Apsp Vannetti di Rovereto. Nonostante abbia una delle rette più alte (52,53 euro al giorno), è quella che ha accumulato il debito maggiore. Quasi 640 mila euro. Meglio dello scorso anno quando il disavanzo era stato di 1 milione e 315.628 euro solo parzialmente coperto dal contributo pubblico di 269.901 euro. Il buco era stato in parte ripianato con 800 mila euro di fondi di riserva dell'Apsp stessa. Ora il nuovo bilancio in profondo rosso.

Sul fronte opposto si conferma un'eccellenza per quanto riguarda le Apsp in attivo. É l'Opera Romani di Nomi che ha chiuso con un avanzo di 889.826 euro. In utile (+ 226.025) anche l'altra Apsp Valle dei Laghi di Cavedine guidata dallo stesso direttore, Livio Dal Bosco.

Decisamente bene quest'anno anche l'Apsp di Levico che ha chiuso con un utile di oltre mezzo milione di euro, l'Apsp Grazioli di Povo che ha chiuso con 427.333 euro e anche Pieve di Bono e San Martino di Castrozza che hanno superato i 300 mila euro di utile. Va detto che nel guardare gli utili, è importante dare un'occhiata anche alle tariffe. In molti casi, infatti, le Apsp più virtuose sono anche quelle che hanno tenuto le tariffe più basse.

Pochi - si vede dalla tabella - le Apsp che hanno chiuso in rosso. Oltre alle Vannetti, ci sono Pieve Tesino. Roncegno e Bleggio superiore. Tutto bene le altre? Per molte, dopo il Covid e l'aumento delle tariffe, si può dire di sì. Per altre il risultato di gestione negativo è compensato da proventi finanziari.I proventi finanziari sono quei ricavi che sono generati dall'attività finanziaria. In altre parole i proventi finanziari sono quelle componenti del reddito aziendale che non fanno riferimento alla gestione ordinaria, quindi non riferiti direttamente all'attività delle Apsp, bensì alle operazioni finanziarie compiute nel corso dell'esercizio. In alcuni casi sono legati a denaro investito oppure a proprietà.

Per alcune Apsp si tratta di cifre consistenti come nel caso di Castello Tesino che ha sì un utile di poco più di 23 mila euro ma questo è dovuto a 257 mila euro di proventi finanziari. Così anche le strutture di Grigno, Castel Ivano. Pergine, Mezzocorona, Mezzolombardo, Cles, Storo e Arco.

Ricordiamo che i bilanci di quest'anno sono il frutto del via libera arrivato solo ad inizio dello scorso anno, per l'aumento delle tariffe, cresciute in media nel 2024 del 3,12%, 1,54 euro al giorno per posto letto. Ora, al di là dei conti, il problema delle Rsa è legato anche al personale e al carico di pazienti critici che devono sopportare. Non semplici ospiti anziani, ma soggetti non autosufficienti con parecchie patologie che necessitano di un elevato grado di assistenza.