TRENTO. L'Asuit versa quasi 1 milione di euro nelle casse dell'Arcidiocesi. No, non si tratta di un contributo per un aiuto divino per provare a risolvere i problemi informatici o per ridurre le liste d'attesa o per trovare nuovi infermieri e nuovi medici.

Questi problemi, d'altra parte, vanno risolti con l'ingegno umano e non con la provvidenza celeste, fermo restando che rivolgersi all'onnipotente può essere sempre d'aiuto.

Più semplicemente si tratta del rinnovo del contratto e del pagamento per il servizio di assistenza spirituale. Diversa da quella sanitaria, ma comunque importante. Perché una mano tesa, una parola di conforto, una preghiera a volte possono avere la stessa efficacia di una pillola o di uno sciroppo, possono lenire il dolore e cacciare dalla mente e dal cuore i cattivi pensieri.

Insomma, in sanità ci sarà bisogno di Tac moderne e di personale preparato, ma anche l'aspetto spirituale ha una sua importanza. E così il contributo viene confermato.

Passando a un'analisi meno spirituale a una più venale, l'Azienda sanitaria verserà alla Diocesi 972 mila euro per il triennio 2026, 2027 e 2028, ovvero 324. 000 euro annui. Il servizio sarà rivolto a tutti gli utenti delle strutture sanitarie coinvolte, ovvero pazienti e loro familiari, ma anche al personale dipendente dell'Azienda.

Il supporto spirituale si riferisce esclusivamente alla fede religiosa cristiano cattolica ed è organizzato in tutti gli ospedali trentini (S. Chiara a Trento, Rovereto, Borgo, Cavalese, Tione, Cles e Arco, ma anche presso l'ex ospedale psichiatrico e a Villa Rosa a Pergine). A Trento sono previste 108 ore settimanali (Totale di 5.616 all'anno) a Rovereto 54 alla settimana (2.808 all'anno), a Cles e Arco 30 alla settimana, a Pergine e Borgo 20 mentre a Tione e Cavalese le ore garantite saranno 18. Il totale annuale, quindi, sarà di 15.496 ore di assistenza religiosa. Fermo restando che la preghiera non ha un tariffario, emerge comunque che l'impegno dei religiosi, visti i 324 mila euro annui, verrà retribuito con una tariffa di 21 euro all'ora.

Nel contratto sottoscritto dall'Arcidiocesi con il direttore Antonio Ferro viene inoltre specificato che «gli assistenti religiosi saranno muniti di apposito cartellino individuale di riconoscimento e di un badge per la rilevazione delle presenze. Asuit metterà a disposizione il badge da utilizzare presso i propri rilevatori e invierà all'Arcidiocesi i tabulati relativi al mese precedente». Ancora: «Posto che la natura del servizio di assistenza religiosa comporta la necessità di assicurare l'espletamento in ogni momento, l'Arcidiocesi garantisce la funzionalità del servizio anche - ove necessario e espressamente richiesto - nelle ore notturne». E come tralasciare la formazione?

Infatti: «L'Arcidiocesi garantisce che il personale di assistenza religiosa parteciperà, quando ritenuto necessario, a corsi specifici di formazione e di aggiornamento organizzati dalla Asuit stessa». Infine un monito. Che non arriva, come si potrebbe presumere, dai religiosi ai sanitari, ma viceversa da sanitari ai religiosi: la clausola di riservatezza, infatti, vale anche per i sacerdoti. Che «devono impegnarsi ad agire con assoluto riserbo e con divieto assoluto di trattamento di dati, inclusi la diffusione o comunicazione di qualsivoglia notizia e/o dato dei quali dovessero venire a conoscenza». Altrimenti sono guai, altro che biblico perdono: «Qualora Asuit riscontri la violazione di obblighi di qualsiasi tipo da parte di assistenti religiosi ne deve dare tempestiva comunicazione all'Arcidiocesi per l'adozione di eventuali provvedimenti ed ha facoltà di chiedere a Arcidiocesi la sostituzione dell'assistente religioso stesso».