TRENTO. Esplode la polemica politica dopo la notizia dell'appalto per l'assistenza domiciliare agli anziani vinto (in maniera assolutamente legittima, è bene ribadirlo) da una maxi coop emiliano-romagnola, la Consorzio Blu di Faenza.

Si tratta di una gara decisamente importante e delicata, sia per le cifre (Asuit aveva stimato il valore globale dell'appalto in 64,3 milioni di euro, mentre poi le prestazioni sono state quantificate in 24 milioni per il primo quadriennio, eventualmente rinnovabile) sia per il settore (anziani, territorio, domiciliarità sono tra le parole chiave dell'azione politico sanitaria degli ultimi anni). E quindi vedere la vittoria di una realtà non trentina e vedere potenzialmente a rischio il lavoro di almeno 120 operatrici trentine - la gran parte Oss e qualche infermiera - che da anni si sacrificano a fianco dei nostri anziani ha alzato una bufera, con le minoranze che chiedono spiegazioni ad Asuit e alla giunta. «La giunta svende il territorio e frammenta la cura: l'esito della gara di Asuit segna un punto di non ritorno preoccupante», scrivono Francesca Parolari e Paolo Zanella del Pd.

«È una sconfitta non solo per il sistema cooperativo locale, ma un salto nel buio per l'integrazione dei servizi e la stabilità del personale. Ci sono rischi gravissimi. Invece di una gara d'appalto tradizionale, occorreva individuare strumenti diversi che salvaguardassero l'integrazione con il SAD (Servizio di Assistenza Domiciliare) erogato dalle Comunità di Valle.

Poi c'è il rischio di una frammentazione a danno degli utenti: con l'ingresso di un soggetto esterno, si rischia uno "spezzettamento" del servizio. Il paziente potrà non avere più un unico riferimento, ma vedrà la propria assistenza avvicendarsi tra diverse cooperative nel momento di maggiore fragilità sanitaria. Così si contraddice il principio di continuità della presa in carico, fondamentale per anziani e malati complessi. La giunta deve spiegare perché ha scelto la strada della competizione invece di investire su un sistema integrato che garantiva dignità a chi cura e a chi è curato. Chiediamo garanzie immediate sulla continuità assistenziale e sulla salvaguardia di tutti i posti di lavoro e sulla tenuta del sistema di assistenza complessivo. È tempo che la politica trentina torni a rivendicare con orgoglio modelli di gestione concretamente autonomistici e radicati nelle nostre valli, smettendo di perseguire logiche di mercato».

Ancora Paola Demagri (Casa Autonomia): «Sull'Adige leggiamo che il mega appalto dell'assistenza domiciliare è stato assegnato a una cooperativa proveniente da fuori provincia. Un altro pezzo di Trentino che se ne va. Per molti sarà una notizia tecnica, per me è uno schiaffo: perché l'assistenza domiciliare non è un servizio qualunque, è la parte più fragile e più preziosa della nostra cura di prossimità, della quale ne abbiamo tanto bisogno. La scelta sembra figlia della logica del ribasso, quella che riduce un servizio umano a una gara al centesimo. E quando si corre al ribasso, sappiamo già chi paga il conto: i lavoratori. Mentre si esternalizza un servizio così delicato, l'assessore Tonina e la sua maggioranza provinciale a cosa pensano? Ad aumentare lo stipendio dei consiglieri. A blindare i dirigenti. L'assistenza domiciliare non è un pacchetto da mettere all'asta. È un patrimonio umano, fatto di continuità, delicatezza, conoscenza dei territori. Svendere questo patrimonio significa indebolire l'intero sistema di cura».

«Questo passaggio riguarda oltre 1.100 persone fragili e più di 120 operatori: la priorità è chiara, bisogna garantire la piena continuità della cura e la tutela dei lavoratori», scrive Campobase, assicurando che seguirà con attenzione l'evoluzione della situazione. «Ma il punto è più generale: siamo ancora in grado, come sistema territoriale, di essere competitivi e coerenti con il nostro modello?».

Ancora: «Non si può continuare a intervenire solo a posteriori- dichiara il capogruppo Francesco Valduga -. Serve la capacità di pianificare e programmare insieme agli attori del territorio per non perderne progressivamente il controllo delle leve strategiche. Questa sia l'occasione per aprire un confronto pubblico vero». Dalla politica ai sindacati. Beppe Pallanch e Lamberto Avanzo (Cisl) parlano di «un pasticcio: serve un incontro con i vertici di Asuit e Provincia. Chiariscano cosa accadrà».