TRENTO. L’artigianato continua a perdere terreno e anche Trento deve fare i conti con una forte riduzione degli operatori. Nel 2025 in provincia risultano 13.794 imprenditori artigiani, contro i 14.468 dell’anno precedente: in appena dodici mesi sono dunque scomparse 674 posizioni, pari a un calo del 4,7%.

Un arretramento che colloca Trento al 67esimo posto nella graduatoria nazionale delle province per variazione percentuale nell’ultimo anno. Il dato trentino è sostanzialmente identico a quello di Bolzano, dove gli artigiani sono passati da 14.193 a 13.522, con 671 unità in meno e una flessione sempre del 4,7%.

Allargando lo sguardo, emerge una crisi ancora più profonda. In Trentino-Alto Adige gli imprenditori artigiani erano 33.496 nel 2015, sono scesi a 28.661 nel 2024 e a 27.316 nel 2025. In dieci anni se ne sono quindi persi 6.180, pari al 18,4%; soltanto nell’ultimo anno il saldo negativo regionale è stato di 1.345 unità.

La situazione locale si inserisce in una tendenza nazionale ancora più marcata. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, in Italia gli artigiani sono passati da circa 1,7 milioni nel 2015 a poco meno di 1,3 milioni nel 2025: quasi 434 mila in meno, con una contrazione del 25,1%. Tra il 2024 e il 2025 la perdita è stata di quasi 70 mila operatori.

Dietro alla diminuzione ci sono costi crescenti, concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, cambiamento delle abitudini di consumo e difficoltà nel ricambio generazionale. Il rischio indicato dalla Cgia riguarda soprattutto i mestieri legati alle riparazioni e alle manutenzioni: idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti potrebbero diventare sempre più difficili da trovare.

Non tutti i comparti, però, arretrano. Acconciatori, estetiste, tatuatori e professionisti dell’informatica mostrano una dinamica positiva, così come alcune attività alimentari da asporto, dalle gelaterie alle gastronomie fino alle pizzerie al taglio, soprattutto nelle città turistiche.

Per invertire la tendenza, la Cgia punta soprattutto sulla formazione professionale e sull’avvicinamento dei giovani ai mestieri manuali, oltre a ipotizzare un sostegno specifico per chi mantiene o apre una bottega nei centri più piccoli. Una sfida che riguarda da vicino anche il Trentino, dove nell’arco di un solo anno il settore ha perso centinaia di operatori.