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Lo «Spazio Argento» può attendere. La nuova Giunta provinciale ha rinviato il decollo della riforma del welfare anziani. La decisione è prima passata inosservata: una delibera di Giunta, il 27 dicembre, l’ultima del 2018, presa in seduta straordinaria. È quella con cui è stato stabilito il blocco delle tariffe alberghiere delle Rsa-case di riposo per il 2019, che però fissa anche il rinvio dell’attivazione dello «Spazio Argento», cioè la riforma del welfare anziani approvata nel 2017. «Le competenze socio sanitarie in materia di anziani saranno attribuite alle comunità di valle, incluse quindi le Rsa» recita la delibera dell’assessora Stefania Segnana «con decreto del Presidente della Provincia con decorrenza non anteriore a gennaio 2020».
A conferma del rinvio, è poi arrivata alle Comunità di valle la lettera dell’assessora alla salute e alle politiche sociali, con cui si comunica che il termine in precedenza fissato entro cui presentare alla Provincia il progetto di attivazione dello «Spazio Argento» - il 19 febbraio 2019 - è stato posticipato.
SINDACATI PREOCCUPATI
Cgil, Cisl e Uil del Trentino, all’annuncio che l’avvio dello Spazio Argento slitterà almeno all’anno prossimo, hanno chiesto un incontro urgente con l’assessora provinciale alle politiche sociali, Stefania Segnana. «È molta la preoccupazione - spiegano Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti insieme ai segretari delle federazioni dei pensionati, Ruggero Purin (Spi), Tamara Lambiase (Fnp) e Claudio Luchini (Uil) in una nota - per una riforma attesa che rischia di vedere allontanarsi troppo l’attuazione di uno dei suoi punti centrali, appunto lo Spazio Argento. Così come ci allarma l’assoluta incertezza sulle risorse disponibili da destinare a questo ambito».
«La riforma - aggiungono - è stata costruita pensando a una presa in carico totale dell’anziano, a un coordinamento in rete dei servizi pubblici e di quelli offerti dal terzo settore, a una garanzia di servizi di qualità su tutto il territorio e al rafforzamento indispensabile dell’assistenza domiciliare. Questi ritardi rischiano proprio di danneggiare le famiglie che si prendono cura di parenti non autosufficienti, del personale che operano nell’assistenza sia nel pubblico che nel privato sociale, dei territori che debbono gestire un aumento della domanda di servizi a fronte di una contrazione delle risorse disponibili».



