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TRENTO. L’associazione animalista Leal interviene dopo la comunicazione della Provincia autonoma di Trento riguardo la predazione di sei bovini adulti a malga Lavacchio, nel comune di Avio, e la volontà dell’amministrazione di procedere con la “rimozione di esemplari problematici” e con un nuovo Piano di gestione del lupo fondato su un “grado di protezione ridotto” a livello europeo.
Il responsabile Fauna selvatica di LEAL, Cristiano Fant, definisce “grave e inaccettabile” la dichiarazione della Provincia secondo cui “nel caso di bovini adulti non sono previste opere di prevenzione”. “Questa affermazione – sottolinea Fant – tradisce una profonda irresponsabilità gestionale. LEAL condanna il tentativo della PAT di strumentalizzare l’episodio per giustificare una politica di gestione letale, ignorando che la protezione degli animali da reddito (D.L. 146/01) prevale sulle responsabilità gestionali e sulla gerarchia delle norme”.
Fant richiama inoltre il quadro giuridico vigente: “L’articolo 11 del DPR 357/97 consente deroghe – e quindi abbattimenti – solo in assenza di ‘altra soluzione valida’ e purché non venga compromesso lo stato di conservazione soddisfacente della popolazione di lupi”. Il rappresentante LEAL ricorda anche la sentenza del Consiglio di Stato sul caso di malga Boldera, che aveva sospeso il decreto di abbattimento, “a conferma che la rimozione non è una misura automatica, ma l’estrema ratio, da applicarsi con cautela e su basi scientifiche solide”.
Secondo LEAL, il lupo è un predatore opportunista e l’attacco a bovini adulti non è determinato dalle dimensioni della preda, ma dalla sua vulnerabilità: “L’assenza di recinzioni elettrificate, di guardiania o di cani da difesa adeguati rappresenta il vero fattore di rischio. Dire che la prevenzione non è prevista equivale ad ammettere un deficit di pianificazione zootecnica”.
L’associazione chiede che il nuovo Piano di gestione del lupo escluda ogni riduzione del livello di tutela della specie e concentri risorse e formazione sulla prevenzione non letale, attraverso recinzioni mobili rinforzate, cani da guardiania e sistemi di allarme, da applicare anche ai bovini adulti. “Ogni richiesta di abbattimento – conclude Fant – deve essere subordinata alla prova documentata del fallimento di tutte le misure preventive”.
LEAL ribadisce infine che la gestione del lupo in Trentino deve basarsi su scienza, diritto ed etica, non sulla scorciatoia della soppressione.


