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TRENTO. Domani, primo marzo, sarà rieletto per la terza volta alla guida delle Penne nere trentine. Paolo Frizzi guida la sezione Ana di Trento dal giugno 2020 e dopo la prima conferma nel marzo di tre anni fa, anche oggi, come allora, arriva all'appuntamento elettivo come candidato unitario.
Presidente, è sintomo di apprezzamento per il lavoro svolto o di assenza di figure pronte a farsi avanti?
«Mi auguro di cuore che si tratti della prima ipotesi. Fortunatamente ho pochi dubbi. Mi preoccuperei se non ci fossero figure pronte a farsi avanti per rinnovare il direttivo, ma così non è e il movimento è più vivo e dinamico che mai. Raramente l'Ana trentina è arrivata al momento del rinnovo delle cariche con più di un candidato presidente, segno di coesione e compattezza, elementi che ci accompagnano anche in questa occasione assembleare».
Anche con lei sempre alla guida, le novità ai vertici, come ha anticipato, non mancheranno.
«Alcune figure del direttivo lasceranno, per l'età che avanza, per lasciare spazio ad altri stimoli. Cito un nome per tutti, anche perché si tratta di una figura storica che mi fa piacere ringraziare pubblicamente: quello di Claudio Panizza, vice presidente vicario della sezione. Un riferimento per tutte le penne nere trentine, oltre che un sostegno fidato anche per me personalmente».
Si appresta ad aprire il suo terzo triennio da presidente. Che mondo alpino ritrova, rispetto a sei anni fa?
«Fortunatamente un mondo che sa preservare i propri valori e trasformarli in concretezza. Basti vedere cosa hanno fatto gli alpini in occasione dell'Olimpiade. In Val di Fiemme i Nuvola hanno preparato mille pasti al giorno e anche tra i volontari che non erano al lavoro "inquadrati" come alpini, c'erano decine di penne nere».
Anche il New York Times ha dedicato servizi e reportage proprio agli alpini.
«Fa piacere. Anche se fa sorridere dover constatare come gli apprezzamenti arrivino dall'estero».
Una nota polemica?
«Solo una considerazione. Il rischio che chi ha in casa un patrimonio prezioso lo dia per scontato è sempre pericoloso».
In Trentino vede questo rischio?
«Fortunatamente no. Il rapporto sia con le comunità che con le istituzioni è saldo e virtuoso».
Un patrimonio che riuscirete a tutelare a fronte dell'invecchiamento ineluttabile?
«Se guardiamo ai numeri, la situazione non è preoccupante, siamo abbondantemente oltre i 22.000 iscritti e il calo è sul 3% annuo, fisiologico. Anche dal punto di vista del numero dei gruppi teniamo botta. Sei anni fa ne avevamo 261, ora siamo a 255. Ci sono realtà che non riescono a resistere - l'ultimo gruppo venuto meno è quello di Tavernaro - altre che si uniscono, nelle fusioni. A preoccupare è un altro aspetto».
Dica.
«L'età media dei componenti dei gruppi. Non parlo solo della mancanza di un ricambio diretto, figlio del venir meno della leva. Parlo soprattutto dell'età in cui ormai si va in pensione. Veniamo da decenni in cui potevamo contare su volontari di sessant'anni o meno, ora si lavora fino a settant'anni e in tanti non hanno più le energie o semplicemente la voglia, di impegnarsi. L'età media dei nostri iscritti supera i 66 anni».
Per gli alpini tuttavia non esiste l'impossibile. Riusciranno a resistere anche all'inesorabile scorrere del tempo anche anagrafico?
«Lavoriamo anche per questo. Siamo sempre più vecchi, ma restiamo fondamentali. Puntiamo sull'apertura ad amiche e amici degli alpini (nei Nuvola da sempre le porte sono aperte anche a chi non ha alle spalle almeno due mesi in reparti alpini - requisito base per tesserarsi con l'Ana, ndr) per far sì che il nostro patrimonio di storia, memoria e soprattutto valori non venga meno e possa essere tramandato alle nuove generazioni».
Anche per questo è stato promosso il campo scuola.
«Un'esperienza per i giovani che ormai è giunta alla sua quarta edizione e che cresce anno dopo anno».
Altri appuntamenti in agenda?
«Quest'anno toccherà alla sezione di Trento organizzare il pellegrinaggio in Adamello, in virtù come sempre dell'alternanza con la Valle Camonica. Cuore dell'appuntamento saranno Storo e malga Clef».
E l'adunata?
«È sempre uno degli appuntamenti centrali del nostro calendario. Quest'anno sarà a Genova e difficilmente ci attiveremo per allestire Campo Trento come avvenuto in altre occasioni, come sezione stiamo lavorando per trovare sistemazioni per chi parteciperà ma senza una mobilitazione diretta. Puntiamo a rinnovare l'impegno di Campo Trento nel 2027, quando l'adunata sarà a Brescia e com'è facilmente immaginabile vedrà una ampia partecipazione trentina».


