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TRENTO. Basta dare un'occhiata ai numeri che appaiono aprendo ZeccAPP, il primo progetto di «citizen science» per la segnalazione delle zecche sviluppato dalla Fondazione Mach, per capire quanto questi animaletti siano diffusi sul territorio. L'app permette di segnalare la presenza di zecche in tutto il territorio nazionale ma sicuramente le segnalazioni in Trentino sono le più numerose: da Cavalese a Canazei, ma anche lungo la valle dell'Adige, in valle di Non, in valle dei Laghi e poi già verso Rovereto e zona Garda. I casi segnalati in pochi mesi sono centinaia. Per ogni segnalazione viene indicata la data e il luogo: campi, parchi, boschi. Ci sono zone dove la concentrazione sembra essere maggiore: 17 i casi segnalati nella zona di Vezzano, 10 nella zona di Civezzano, 6 verso Stenico, altrettanti nella zona di Coredo. Parecchi casi anche intorno ai laghi di Levico e Caldonazzo, una ventina di segnalazioni tra Cavalese e Moena e una ventina in Primiero. Numeri che ovviamente sono solo la punta dell'iceberg perché non tutti segnalano quando trovano sulla pelle questi pericolosi animaletti. «Il progetto - aveva spiegato Annapaola Rizzoli, responsabile dell'unità ecologia applicata del centro ricerca e innovazione della Fondazione Mach - si propone non solo di raccogliere le segnalazioni riguardo alla presenza di zecche sul territorio, ma anche di diffondere informazioni e strategie utili per la prevenzione sanitaria».
La notizia della morte di Gianna Sommavilla, 76enne della val di Fiemme, morta dopo un mese per colpa di una zecca infetta, ha ovviamente impressionato molti: sia chi a questa donna voleva bene e la conosceva, ma anche i tanti che frequentano i boschi e sono consapevoli dei rischi che si corrono se questi aracnidi riescono a penetrare nella nostra pelle e non ce ne accorgiamo subito. Ieri, in occasione dell'open day vaccinale, c'è stata un alto numero di adesioni, tanto che alcuni punti vaccinali, soprattutto quello di Trento, hanno dovuto tenere aperto oltre l'orario previsto, le dodici. Ben 391 soggetti, ieri mattina, si sono presentati per il vaccino contro la Tbe che protegge dall'omonimo virus che attacca il sistema nervoso centrale.
La vaccinazione prevede tre dosi, la seconda delle quali va fatta dopo 1-3 mesi dalla prima e la terza dopo 5-12 mesi. La protezione quasi totale inizia ad attivarsi solo dopo la somministrazione della seconda dose. Oltre che per la Tbe ieri in Trentino si sono vaccinate 788 persone contro l'HPV e sono state somministrate 391 dosi di antitetanica.
Dall'inizio anno, ha spiegato la responsabile del dipartimento prevenzione di Asuit, Maria Grazia Zuccali, in Trentino ci sono stati 7 casi di infezione da Tbe, 2 dei quali si sono poi manifestati come encefaliti e uno purtroppo ha portato al decesso. C'è poi la malattia di Lyme, causata da un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi, così chiamata in omaggio al suo scopritore, Willy Burgdorfer che l'ha descritta nel 1981. Serbatoi naturali di Borrelia sono diversi animali selvatici, tra cui i comuni topolini di bosco. Nutrendosi del loro sangue le zecche raccolgono il batterio e possono a trasmetterlo con i pasti successivi. In questo modo diventano vettori molto efficienti dell'infezione. I casi di borreliosi di Lyme notificati dal 2000 al 2024 sono stati 520, in media 21 casi all'anno. Considerando solo il quinquennio 2020-2024 i casi registrati sono stati 150, in media 39 all'anno. Per questa malattia, al momento, non esiste vaccino e dunque occorre proteggersi con adeguati indumenti. P.T.


