TRENTO. È dal 2023 che la giunta provinciale, in particolare l'assessora all'agricoltura e ambiente, Giulia Zanotelli annuncia la volontà di predisporre un Piano irriguo provinciale che «definisca le esigenze prioritarie in termini di nuovi bacini di accumulo, connessioni tra le reti esistenti e sviluppo tecnologico, con uno sguardo anche ai possibili investimenti per la produzione di energia».

Sono passati tre anni, la situazione climatica peggiora, ma il Piano irriguo non è stato ancora presentato, anche se ora pure l'assessore all'urbanistica Mattia Gottardi  sottolinea la necessità di realizzare nuove bacini di accumulo per l'agricoltura, per fronteggiare i periodi di siccità. Attualmente in Trentino ci sono 30 bacini per l'innevamento e una ventina per l'irrigazione.

Questi ultimi possono contenere fino a 2 milioni di metri cubi. Ma in programma - o già in cantiere - ci sono una decina di altri bacini, una metà circa in quota per l'innevamento - contestati dagli ambientalisti - e gli altri per l'agricoltura.Intanto, per quanto riguarda l'uso dell'acqua a scopo idroelettrico, il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, il 20 luglio ha firmato un'ordinanza, per fare fronte alla siccità, destinata anche al gestore dei bacini artificiali strategici dell'Alto Adige al fine di ridurre i rilasci discontinui di acqua utilizzata a scopo idroelettrico (hydro-peaking) nell'Adige rispondendo così alla delibera di metà luglio dell'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto delle Alpi Orientali che ha invitato le Province di Trento e Bolzano «ad adottare la generalizzata temporanea limitazione delle grandi derivazioni irrigue ubicate sul territorio distrettuale nella misura percentuale modulabile del 25% rispetto alla portata massima di concessione» per consentire i prelievi d'acqua in Veneto per l'agricoltura.

In Trentino, invece, il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha fatto una scelta diversa perché non ha firmato alcuna ordinanza affidandosi invece alla buona volontà di Hydro Dolomiti Energia che gestisce i bacini idroelettrici.

La Provincia di Trento infatti si è limitata a una determinazione del dirigente del Servizio gestione integrata energia e grande idroelettrico, Sandro Rigotti, con cui si invitano «i concessionari idroelettrici ai quali fanno capo i serbatoi artificiali di accumulo delle acque sito nei bacini idrografici del Noce e dell' Avisio a dare continuità alle azioni già intraprese per ridurre le fluttuazioni artificiali della portata (hydro-peaking) dell'Adige presso la sezione idrometrica di Ponte San Lorenzo a Trento attraverso una gestione mirata della modalità di utilizzo delle acque negli impianti idroelettrici; ciò allo scopo di sostenere il prelievo dal fiume Adige per l'approvvigionamento idropotabile nella sezione di Boara Pisani fino al cessare delle criticità segnalate».

Il dirigente osserva che: «I gestori dei grandi invasi idroelettrici trentini nel bacino dell'Adige a monte di Trento stanno volontariamente collaborando con quelli alto atesini allo scopo di contenere le fluttuazioni artificiali della portata dell'Adige».«Le società energetiche Alperia e Dolomiti Energia - sottolinea dall'Alto Adige Flavio Ruffini, direttore dell'Agenzia provinciale per l'ambiente di Bolzano - hanno rinunciato ad entrate maggiori fornendo acqua proveniente dai bacini di accumulo al di fuori dei periodi di produzione di punta, che garantirebbe prezzi migliori».