TRENTO - L’emergenza casa è tale in tutto il Trentino, ma non ovunque è altrettanto pesante. I più penalizzati sono i residenti di Campitello di Fassa: per avere un tetto sopra la testa pagano il 49% dello stipendio. Quasi insostenibile per qualsiasi famiglia. Una fetta talmente ampia del reddito da contrarre i consumi in modo considerevole. E vista da questo punto d’osservazione è ancora più urgente l’allarme che le categorie economiche lanciano da tempo. Un allarme che le istituzioni hanno per lo meno dimostrato di ascoltare: ieri, 12 ottobre, si è tenuto come previsto il confronto tra i vertici di Confindustria e l’assessore alla casa Simone Marchiori. Ora si attendono le soluzioni, pur consapevoli che il problema è epocale, supera anche i confini trentini e certamente è di non facile soluzione.

Intanto, le differenze tra territori, che a lungo andare diventano anche differenze competitive: difficile immaginare di trovare facilmente lavoratori, dove la casa è o inaccessibile o troppo cara. A provare a misurare le differenze tra territori è stato il sito Quadrivo.it, che ha analizzato redditi e affitti di mercato di un appartamento tipo, di 80 metri quadrati. Hanno preso come punto di riferimento gli affitti del secondo semestre 2025, e i redditi netti medi per contribuente dell’anno d’imposta 2024. Infine, si sono concentrati solo sui comuni con almeno 2mila contribuenti.

La classifica.
Fosse una gara, vincerebbe come detto Campitello di Fassa. Sarà anche un privilegio vivere con vista sulle torri del Vajolet, ma comincia ad essere più un sogno che un progetto di vita. Non stanno tanto meglio a Canazei (48% dello stipendio in affitto), Cavalese (43%) o Predazzo (41%). Dall’altro capo della classifica, Amblar-Don (11%), Ronchi Valsugana (12%) e Grigno (13%). Quanto alle città, dove la tensione abitativa è più pesante, a Trento si riesce a trovare un tetto investendo il 29% del proprio stipendio, meglio che a Riva del Garda (33%), ma peggio che a Rovereto (23%).

Il vertice in Provincia.
Il tema casa è una priorità non da oggi. Lo ripetono i sindacati da almeno un paio d’anni e Confindustria l’ha inserito tra le priorità programmatiche da tempo perché avere la disponibilità di un alloggio a volte fa la differenza tra pensare di accettare un posto di lavoro oppure no. E in un momento in cui le imprese hanno fame di collaboratori, il prezzo delle case rischia di diventare un vantaggio (o uno svantaggio) competitivo. In una provincia in cui l’edilizia pubblica di fatto non esiste più - il progetto di via dei Tigli a Trento è una lodevolissima eccezione - servono progetti concreti. Ne hanno discusso ieri i vertici di Confindustria e l’assessore alle politiche abitative Simone Marchiori. I rappresentanti delle imprese hanno espresso tutta l’urgenza del momento. Piazza Dante ha già messo in campo alcuni progetti, tra cui Rival e Riurb. Il tema è capire se il Trentino ha il tempo di verificare se le misure siano sufficienti davvero.