TRENTOAlla ragazzina, appena tredicenne all'epoca dei fatti, avevano chiesto foto intime e in atteggiamenti erotici. Alla madre di lei, intervenuta in chat a difesa della figlia, erano arrivati insulti e minacce. In tre sono finiti a processo per adescamento di minori, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico, nonché per minacce.

A tirare le fila del gruppetto che ha adescato la ragazzina, residente in una valle del Trentino, era un maggiorenne campano, ma nella chat avrebbero avuto un ruolo attivo anche due ragazzi, sempre campani, che all'epoca dei fatti avevano 14 anni. Per questi ultimi, chiamati a rispondere dei reati davanti al tribunale dei minorenni di Trento, è iniziato il periodo di messa alla prova: percorsi rieducativi attraverso il volontariato, lo studio, l'introduzione al lavoro nell'ottica di una condotta riparatoria. Significa che sono affidati ai Servizi della giustizia minorile in collaborazione con i servizi degli enti locali, ma sono anche sostenuti e controllati nei mesi in cui sono impegnati nelle attività.

Gli episodi contestati sono accaduti nel maggio 2022, quando alla tredicenne era arrivata la richiesta di amicizia. Lei, ingenuamente, aveva iniziato a chattare nel gruppo, pensando di parlare con coetanei. Era stato l'adulto, fingendosi un ragazzino, a spingersi oltre, chiedendo prima con finta cortesia e poi minacce di avere sue foto sexy e "senza veli". A dare il via all'indagine era stata la madre, insospettita dal cambiamento di umore nella figlia.

Per uno dei due giovani imputati il difensore, l'avvocato Generoso Pagliarulo del foro di Avellino, aveva chiesto il giudizio abbreviato: il ragazzo, da poco diventato maggiorenne, si trova ora in una struttura. Il secondo imputato, rappresentato dall'avvocato Michele Costabile del foro di Avellino, ha una posizione più delicata, dato che si tratta di un soggetto con documentato deficit cognitivo. Proprio a fronte di questa fragilità, il suo legale aveva chiesto l'assoluzione sostenendo che «il ragazzo non ha mai partecipato in maniera attiva alla chat».

Ma anche per lui c'è la messa alla prova: a fronte della certificazione medica, è stato approntato un percorso che tenga conto delle difficoltà personali, pur mantenendo l'obiettivo di una presa di coscienza del reato. Con la misura della messa alla prova il procedimento è sospeso. Davanti al tribunale dei minorenni di Trento i due imputati si dovranno presentare fra dieci mesi per la valutazione dell'esito del programma.