TRENTO. Baci non richiesti e palpeggiamenti sul corpo di una ragazzina di soli dodici anni. Lui, all'epoca 26enne e oggi 31enne, si era avvicinato a lei, al parco, con una banale scusa, dicendole: «Conosco tua sorella». Da lì era cominciato tutto. Dopo averle chiesto il numero, aveva iniziato a inviarle messaggi, chiedendo alla giovanissima di inviargli foto senza vestiti e facendole proposte esplicite (anche via social). Per questo l'uomo, finito sul banco degli imputati, è stato condannato dai giudici del tribunale di Trento - in composizione collegiale e presieduto dal dottor Rocco Valeggia - a due anni e due mesi di reclusione per atti sessuali e adescamento di minori, oltre a 7mila euro di risarcimento danni.

Il pubblico ministero, titolare del fascicolo, Davide Ognibene, aveva chiesto sei anni e sei mesi, ma i giudici hanno riconosciuto la tenuità del fatto prevalente rispetto alle aggravanti.I fatti risalgono al periodo del Covid, nel 2021. Gli incontri erano avvenuti in un parco di Trento, a pochi passi dall'abitazione della ragazza che portava a passeggio il cane. Dopo un primo approccio e aver scambiato due chiacchiere, lo sconosciuto, che fin da subito si era presentato come amico dei famigliari, aveva mostrato un atteggiamento particolarmente molesto nei confronti della giovane. In particolare erano state tre le occasioni in cui lui era riuscito a tentare un approccio. Ma fortunatamente, la terza e ultima volta, sono intervenuti i carabinieri, insospettiti nel vedere la dodicenne, poco più che una bambina ed evidentemente a disagio in quella situazione, seduta sulla panchina assieme ad un ragazzo più adulto d'età.

Era il periodo segnato dalle restrizioni imposte dalla pandemia: la pattuglia si era avvicinata e lei aveva fatto capire ai militari che c'era qualcosa che non andava. Il giovane, di origine straniera, aveva sostenuto nuovamente di essere un amico dei genitori, ma la bugia era durata giusto il tempo di una chiamata: una volta avvisati, i genitori della minore avevano negato di conoscere quella persona. In caserma, alla presenza dei genitori, lei era riuscita a raccontare quanto accaduto. Poi era partita la segnalazione in procura, con l'avvio dell'indagine.

«Mi ha baciata sulla bocca quando ci siamo salutati, poi ho sentito le sue mani sul mio fondoschiena. Mi ha mandato sul cellulare messaggi chiedendomi foto senza vestiti e facendomi proposte, ma non ho mai risposto» aveva raccontato la vittima in aula. Per la ragazza si è chiuso un primo capitolo con la condanna dell'uomo che in passato aveva già avuto problemi con la giustizia per un caso analogo. Nel procedimento, in dibattimento, la minorenne si era costituita parte civile attraverso i genitori con la richiesta di essere risarcita sia sul piano morale e materiale.