TRENTO. «Il dimezzamento dei posti nel sistema pubblico di gestione dei richiedenti asilo e della protezione internazionale in Trentino, annunciato dal ministro Matteo Piantedosi, non ridurrà in alcun modo la pressione migratoria sul territorio, ma rischia di aumentare insicurezza e irregolarità».

Lo affermano in una nota congiunta Cgil, Cisl, Uil e Acli del Trentino, che esprimono forte preoccupazione per le conseguenze della scelta del governo provinciale di ridurre ulteriormente la rete dell’accoglienza pubblica, dopo l’abbandono del modello diffuso.

Secondo le organizzazioni, gli accordi internazionali con i Paesi alle frontiere dell’Unione europea non possono garantire l’impermeabilità dei confini, anche perché «la crisi demografica che colpisce gran parte della Ue rende i mercati del lavoro europei sempre più attrattivi per chi lascia paesi in conflitto o privi di diritti essenziali».

Un fenomeno, spiegano i sindacati, che riguarda anche il Trentino, dove «la domanda di manodopera resta alta in tutti i settori – dall’agricoltura al turismo, dalla logistica all’assistenza, fino al manifatturiero – mentre la natalità e la disoccupazione sono ai minimi storici».

«Non cogliere questa realtà – si legge nella nota – significa non voler vedere i fatti. I migranti continueranno a scegliere territori come il nostro, anche se verranno ridotti i posti di accoglienza: il nostro mercato del lavoro resterà attrattivo e in futuro richiederà sempre più lavoratori stranieri».

Per Cgil, Cisl, Uil e Acli, l’unico effetto certo del taglio ai posti di accoglienza sarà «l’aumento dell’insicurezza sociale, perché molti migranti, pur lavorando, saranno costretti a soluzioni abitative emergenziali o addirittura alla strada».

«Ridurre il perimetro del sistema di accoglienza – concludono – favorirà l’illegalità e lo sfruttamento, rendendo più debole la manodopera straniera e impedendo una vera integrazione fondata sul rispetto dei diritti fondamentali che una terra come il Trentino deve saper garantire a tutti, indipendentemente dal colore della pelle o dalla lingua parlata».