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TRENTO. Era stato condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata dall'abuso dell'autorità genitoriale e dall'età delle vittime minore di dieci anni, oltre che produzione detenzione di materiale pedopornografico. Ma ieri mattina, la Corte d'Appello di Trento ha completamente ribaltato la sentenza del tribunale, assolvendo con formula piena l'imputato, un 40enne trentino, perché «il fatto non sussiste».
La decisione arriva a seguito di un'integrazione istruttoria, discussa ieri, disposta dal collegio che aveva richiesto degli approfondimenti tecnici sia sul telefono dell'uomo, dove erano state trovate le foto, che sulle fotografie stesse, con lo scopo di capire se le bambine ritratte corrispondessero effettivamente alle figlie.
A scagionare l'imputato, difeso dall'avvocata del foro di Verona, Valentina De Simone, sono state proprio le perizie degli esperti. Secondo l'analisi antropometrica del Ris di Parma dei carabinieri, la fisionomia delle minori ritratte nelle foto non corrispondeva a nessuna delle figlie, mentre l'ingegner Nicola Chemello, a cui è stato chiesto se le immagini trovate fossero effettivamente state prodotte dal cellulare in questione, non ha potuto confermare la loro origine.
Sostenendo, come riportato nella tesi difensiva, che le foto potevano anche essere state salvate in un archivio iCloud, a cui potevano essere collegati altri dispositivi, quindi non soltanto il suo.
In particolare, secondo la difesa, la querela sarebbe stata presentata da una donna con la quale l'uomo aveva una relazione extraconiugale. Secondo la difesa, la donna non avrebbe mai accettato la fine del rapporto.
L'avvocata ha portato inoltre all'attenzione del collegio anche il cellulare sul quale erano state rinvenute le foto pedopornografiche. Un dispositivo che era stato sequestrato nel 2023, nell'ambito di un'altra operazione, poiché il 40enne era stato indicato come uno dei componenti della banda accusata di aver compiuto una serie di assalti agli sportelli bancomat e postamat di alcuni sobborghi del capoluogo e altri centri della provincia.
Dopo due anni e 4 mesi di reclusione nella sezione protetti del carcere di Montorio a Verona, la Corte d'Appello, presieduta da Ettore Di Fazio, ha assolto l'imputato, facendo così cadere l'impianto accusatorio.
«Sono sempre stata convinta della sua innocenza - ha dichiarato De Simone - ma anche l'innocenza va provata e nessun risultato è scontato. Siamo soddisfatti dell'operato della Corte d'Appello che il mio assistito ha ringraziato».
L'uomo era stato accusato di aver abusato delle sue bimbe di 3 e 6 anni, immortalando le azioni con il cellulare, tra dicembre del 2021 e gennaio del 2022. Periodo nel quale, sempre secondo la tesi difensiva, le bambine non si sarebbero trovate nell'abitazione.
La vicenda era emersa nel giugno 2024, e le indagini erano state condotte dalla Squadra mobile della Questura di Trento.
F.C.


