La tabaccheria riapre dopo la sparatoria. La titolare: «Non me lo aspettavo, tanta gente qui per darmi forza»
Yohanna Suarez ha sollevato le serrande martedì mattina, quattro giorni dopo lo scontro fra bande che ha trasformato il suo negozio in una scena del crimine. Due persone sono in carcere per tentato omicidio
IMMAGINI/1 L'intervento delle forze dell'ordine
IMMAGINI/2 L'interno del tabacchino messo a soqquadro
VIDEO/1 Le forze dell'ordine e l'ambulanza sul posto
VIDEO/2 Messa a soqquadro la tabaccheria
TRENTO. Dopo quattro giorni di stop, martedì 14 aprile mattina, puntuale alle 8 come è suo solito fare, Yohanna Suarez, titolare della tabaccheria di via Santa Croce, ha rialzato le serrande dell'attività. Era da venerdì che l'esercizio commerciale a due passi dal centro si è fermato: dentro era rimasto soltanto il caos, causato dalla lite fra quattro persone, culminato con una sparatoria.
Ma l'aria che si respira nella mattinata di martedì è completamente diversa rispetto a pochi giorni fa, quando il via vai di forze dell'ordine e il nastro bianco e rosso all'esterno del locale avevano conferito alla scena dei toni surreali. Suarez accoglie tutti i suoi clienti con un sorriso. È da quando ha riaperto che ogni persona che entra all'interno del tabacchino le chiede come sta.
Trento, a soqquadro il tabacchino teatro della rissa in via Santa Croce. Uditi anche degli spari
Strattonata la titolare dell'esercizio dove è sfocata la lite fra 4 persone. Carabinieri e ambulanza sul posto (foto Daniele Panato)
«Ho visto cosa le è successo: l'ho pensata tanto, è stata davvero coraggiosa», le dice una donna venuta a prendere il giornale. «In quei momenti non si è mai davvero pronti per capire come comportarsi», risponde la titolare, rimasta intrappolata nel suo negozio con sua madre, mentre uno dei due ragazzi albanesi (ora in carcere) teneva una pistola in mano.
«Per fortuna non è stata una rapina - racconta - altrimenti dicevo "basta". Non sarei andata avanti. Ho ricevuto moltissima solidarietà in queste ore, non me lo aspettavo. Ci sono persone che sono venute fin qui anche dalla Clarina per prendere anche solo un giornale». Un calore che lei accoglie e che la fa sentire in parte «più al sicuro», nonostante i timori non siano del tutto svaniti. Con ognuno dei suoi clienti, con pacatezza, ripercorre i concitati momenti che hanno scandito quel terribile venerdì e che hanno lasciato un segno profondo. Dopo giorni di pulizie, a terra non c'è più nulla: tutto ciò che era stato ribaltato, è stato rimesso a posto e sistemato come prima.
«Per fortuna siamo riuscite a nasconderci con mia mamma, qui nel magazzino. Io ho aperto la finestra e ho cominciato a urlare: "Aiuto, aiuto". Infatti sono rimasta senza voce. hanno usato questo posto come riparo. C'era sangue ovunque qui. Mi sembra ancora di sentire quell'odore di profumo misto a sangue. Sono qui da sola a lavorare e questo mi fa paura. I primi giorni piangevo perché non riuscivo a dormire la notte. Ora ho ripreso a dormire. Una volta chiudevo alle 20, non avevo problemi: adesso da quando ci sono stati problemi nella zona preferisco chiudere alle 19 per sicurezza. Rischiare per cosa? Ne vale davvero la pena? Io non sono preoccupata per l'oggi ma per come andrà più avanti. Per noi è stato uno shock».
La solidarietà è arrivata non solo dalla cittadinanza e dagli esercenti della zona, ma anche dalle istituzioni che hanno espresso vicinanza alla titolare dell'attività. In primis dal sindaco Franco Ianeselli, ma anche dalla Prefettura che lunedì mattina ha convocato il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica con i vertici di tutte le forze dell'ordine e dei rappresentanti di Comune e Provincia.
I fatti erano avvenuti venerdì verso le 9 e 30, quando due fratelli di origine tunisina sono stati rincorsi lungo la via da due ragazzi albanesi, residenti in Lombardia, presumibilmente secondo le ipotesi più accreditate per un regolamento di conti. I due fuggitivi si sono quindi riparati all'interno della tabaccheria, dove Suarez si trovava con la madre. In quel momento non erano presenti clienti.
Le due donne si sarebbero quindi nascoste, mentre i quattro avrebbero continuato a litigare, senza curarsi di nulla e gettandosi addosso ogni oggetto che capitava a tiro. Poi il colpo di pistola che è stato udito da tutti nella via. Il foro del proiettile e l'ogiva sono stati poi rinvenuti dagli inquirenti sulla stampante. I due aggressori, con precedenti per spaccio, dopo una breve fuga, sono stati bloccati dai carabinieri della compagnia di Trento e sottoposti a fermo di indiziato di delitto per tentato omicidio in concorso. Per loro, il gip ha confermato la misura cautelare del carcere, dove tutt'ora di trovano.