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TRENTO. Forse mai come ora, in un periodo storico di continui conflitti e con l'instabilità come vero ago della bilancia, la parola "nucleare" ha sollevato dubbi e paure. Ogni giorno assistiamo alla distruzione di obiettivi strategici e mirati, come vengono definiti, quasi come a voler ridimensionare le conseguenze degli scontri. Ma la situazione attuale del Medio Oriente quanto deve effettivamente preoccupare l'Europa? La distruzione di impianti e centrali nucleari, potrebbe avere conseguenze anche sul nostro continente e direttamente sul nostro Paese?
Domande alle quali ha provato a dare risposte il ricercatore e fisico Mirco Elena (nella foto), che ha collaborato per diversi anni con l'Unione Scienziati per il Disarmo e con Isodarco, l'International School on Disarmament and Research on Conflicts.
Dottor Elena, oggi vengono colpiti impianti e centrali nucleari con una semplicità disarmante, quasi come non ci potessero essere conseguenze. È davvero così? «Partiamo da un dato di fatto: l'Iran è un Paese molto lontano da noi, con venti che spingono in diverse direzioni e dunque, rispetto a potenziali pericoli legati alla distruzione di impianti nucleari, l'Europa può dirsi tranquilla. Resta il fatto che si tratta comunque di sostanze pericolose e nel momento in cui venissero distrutti tutti gli impianti iraniani qualche conseguenza, quantomeno per i Paesi vicini, sarebbe molto probabile e dunque un rischio concreto di radioattività».
Sentiamo dire spesso che quelli colpiti sono "obiettivi sensibili". «In effetti è così, ma non dimentichiamo che comunque essi sono parte di programmi più ampi, di accordi internazionali che prevedono strategie di lungo periodo per esempio sul tema ambientale. Intese che, con questi attacchi, vengono messe a rischio. C'è poi il pericolo di un attacco messo in atto indistintamente, senza ragionamenti, potenzialmente più pericoloso».
E se venissero invece colpite centrali più vicine al nostro Paese? «È una possibilità che credo proprio non si verificherà. L'Iran, ad oggi, non ha dato dimostrazione di avere strumenti e tecnologia capace di colpire obiettivi a lungo raggio e in modo preciso. Si tratta di sistemi in mano a grandi potenze come Stati Uniti e Russia. Certo è che potrebbe ugualmente puntare ad obiettivi più vicini».
Per esempio? «Penso al reattore nucleare di Dimona in Israele. In quel caso i danni sarebbero preoccupanti perché i reattori, a differenza delle bombe nucleari, contengono maggiori sostanze oltre al combustibile».
Di quali sostanze parliamo? «Da una parte abbiamo l'uranio, pericoloso certo ma non troppo radioattivo. I maggiori problemi sono legati al plutonio, non solo per la sua radioattività ma anche per il fatto di essere velenoso. 2 proprietà decisamente pesanti».
Il nucleare oggi può essere considerato "un'arma a doppio taglio"? Se da un lato è oggetto di ragionamenti sul tema ambientale, dall'altra mette sotto scacco i Paesi in caso di conflitto.«Per certi aspetti è proprio così. Un impianto nucleare garantisce molta energia elettrica, è semplice da gestire ed una volta realizzato può soddisfare in un colpo solo le esigenze di un vasto territorio. Di contro, per quanto io ritenga il nucleare il più grande trionfo della mente umana nel campo tecnico-scientifico, la prima cosa che ci abbiamo fatto è stata creare una bomba. E così facendo, ha mostrato la sua triste potenza e capacità distruttiva».


