Giustizia

Le motivazioni della Corte di Cassazione: “Chico Forti, non c'è il ravvedimento”

In sette pagine i giudici "Ermellini" spiegano il perché i tre motivi evidenziati dagli avvocati del detenuto trentino non sono stati accolti: si tratta di un giudizio che non entra nel merito delle valutazioni del tribunale di sorveglianza, ma che si attiene alle questioni di diritto

LA DECISIONE Resta in carcere 
LE REAZIONI «Qualcuno vuole vederlo morire in galera»

 

di Marica Viganò

TRENTO. Sul no alla liberazione condizionale di Chico Forti, il tribunale di sorveglianza ha seguito «un percorso concettuale di ineccepibile saldezza logica» in merito alla «ritenuta assenza di una volontà volta al risarcimento». Riguardo al mancato ravvedimento e, in quest'ottica, all'assenza di gesti riparatori da parte di Forti, nell'ordinanza sono contenute affermazioni «corrette».

Così si esprime la Cassazione, che ha rigettato il ricorso di Chico Forti. In sette pagine i giudici "Ermellini" spiegano il perché i tre motivi evidenziati dagli avvocati del detenuto trentino non sono stati accolti: si tratta di un giudizio che non entra nel merito delle valutazioni del tribunale di sorveglianza, ma che si attiene alle questioni di diritto.

Chico Forti oggi.

Condannato all'ergastolo per la morte di Anthony Dale Pike avvenuta a Miami nel 1998, Chico Forti rimane rinchiuso nel carcere di Verona: può uscire dalla struttura per recarsi nell'azienda agricola veronese che l'ha assunto, ma anche per svolgere attività di volontariato e per fare visita all'anziana madre a Trento. Ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza il riconoscimento di uno sconto di pena di 6 anni e 3 mesi per buona condotta e superato anche i 26 anni minimi di detenzione previsti per poter presentare richiesta di liberazione condizionale.

Nonostante questo, il tribunale di sorveglianza nel settembre scorso aveva respinto la richiesta di ammissione alla misura alternativa alla detenzione. Il trentino sperava nella Cassazione, ma gli "Ermellini" hanno rigettato il ricorso. Per Forti rimane comunque la possibilità di presentare una nuova istanza per la liberazione condizionale.

La tesi della difesa

Nel ricorso alla Corte Suprema, la difesa di Chico ha evidenziato che la condanna (con sentenza straniera riconosciuta in Italia) non prevede obbligazioni civili, inoltre che a carico del trentino non sono state poste spese processuali né un risarcimento a favore della famiglia della vittima. Il fratello di Anthony Dale Pike, viene ricordato, si era detto convinto dell'innocenza di Forti.

La sentenza

Per la Cassazione la tesi difensiva è «frutto di una incongrua sovrapposizione tra la normativa statunitense e quella italiana». «Il punto nodale del presente procedimento, infatti, non è da ricercare nella mancanza della condanna alle spese e, a monte, delle domande risarcitorie - si legge nella sentenza - Il fulcro della questione, al contrario, inerisce alla sussistenza, o meno, di una spontanea offerta proveniente dal condannato di provvedere al risarcimento in danno della persona offesa». Il no del tribunale di sorveglianza era legato alla ritenuta mancata volontà di risarcire, pur avendo a disposizione 30mila euro sul conto corrente grazie ad un suo comitato di sostegno. Su questo punto - spiegano gli Ermellini - gli argomenti della difesa sono inammissibili.

In merito al ravvedimento e all'atteggiamento di Forti, «la censura difensiva non coglie proprio l'aspetto fondamentale della problematica in esame»: la Cassazione evidenzia che «l'adempimento delle obbligazioni civili non rileva in quanto tale, bensì in veste di elemento di inserire in un più ampio quadro valutativo, volto a dimostrare il ravvedimento del condannato e la sua riprovazione per il delitto commesso, oltre che l'esistenza di una fattiva volontà di eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose».

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